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aggressioni in ospedale

Napoli, nel 2021 oltre 60 aggressioni a sanitari

di Massimo Canorro

Di tali violenze perpetrate ai danni del personale sanitario e sociosanitario, il 70% delle vittime è costituito da infermieri. Il dato è emerso in occasione dell’incontro presso l’Università Federico II a pochi giorni dalla Giornata contro la violenza sui sanitari, in agenda il 12 marzo. Lo scorso febbraio l’Opi Napoli ha istituito l’Osservatorio permanente contro le aggressioni e le violenze a danno degli infermieri. La presidente Rea: Organismo che coinvolgerà tutti i coordinatori dei Pronto soccorso presenti sul territorio provinciale per acquisire un monitoraggio continuo sul fenomeno che, negli ultimi tempi, sta aumentando in modo esponenziale e preoccupante. E che nessuno può contrastare da solo.

La violenza contro gli infermieri è un problema in escalation nazionale. Tanto che a fine febbraio è approdato in Gazzetta Ufficiale sottoscritto dal Ministro della Salute, Roberto Speranza, il Decreto che istituisce l’Osservatorio nazionale sulla sicurezza degli esercenti le professioni sanitarie e socio-sanitarie. Un ulteriore passo che il Governo ha compiuto per affrontare il grave problema delle violenze contro i sanitari, annoso ed esacerbato dalla pandemia. Una questione che attraversa tutto lo stivale, appunto. Ma fa riflettere che a Napoli, nel 2021, si sono registrate oltre 60 aggressioni a personale sanitario e sociosanitario, e il 70% delle vittime è costituito dagli infermieri.

Un dato emerso in occasione dell’incontro promosso dalla Scuola di medicina e chirurgia dell’Università Federico II di Napoli in collaborazione con il dipartimento di sanità pubblica dell'ateneo e l’Osservatorio Salute Lavoro per la Giornata nazionale per l’educazione e la prevenzione contro la violenza nei confronti degli operatori sanitari e sociosanitari, che si celebra il 12 marzo di ogni anno. È assai importante questo momento di riflessione rispetto al rischio di aggressioni e di violenza nei confronti degli operatori sanitari – ha dichiarato Maria Triassi, presidente della Scuola di medicina della Federico II –, trattandosi di un fenomeno che era già presente prima della pandemia ma che in questi due anni è aumentato.

Ad ogni modo, la radice del problema va estirpata in origine: Bisogna incentivare la formazione e sensibilizzare la cittadinanza, a partire dai giovani – ancora Triassi – facendo capire che perpetrare aggressioni e atti violenti contro operatori sanitari non solo è grave, inconcepibile e da condannare ma ci pone davanti a un paradosso perché si pratica violenza contro coloro che sono i responsabili della nostra salute. Un Paese civile non può accettare che ciò avvenga. Nel corso dell’incontro, esperti e direttori sanitari di Asl e Aziende ospedaliere si sono confrontati sulle strategie di prevenzione previste dalla Legge 14 agosto 2020, n. 113 (Disposizioni in materia di sicurezza per gli esercenti le professioni sanitarie e socio-sanitarie nell’esercizio delle loro funzioni), mediante l’identificazione di misure idonee a ridurre i fattori di rischio negli ambienti più esposti; sulla promozione della diffusione delle buone prassi in materia di sicurezza, la promozione dello svolgimento di corsi di formazione per il personale medico e sanitario volti alla prevenzione e alla gestione delle situazioni di conflitto e a migliorare la qualità della comunicazione con gli utenti.

Osservatorio - OPI Napoli - permanente contro le aggressioni e le violenze a danno degli infermieri

Una piaga, quella la violenza sul personale sanitario, che l’Opi Napoli combatte in prima linea (più volte ha parlato di un vero e proprio bollettino di guerra) . Tanto da istituire – presso la sede dell’Ordine delle professioni infermieristiche del capoluogo campano – l’Osservatorio permanente contro le aggressioni e le violenze a danno degli infermieri. Si tratta di un organismo al quale partecipano tutti i coordinatori dei Pronto soccorso presenti sul territorio provinciale – le parole della presidente dell’Ordine, Teresa Rea – per avere un monitoraggio continuo sul fenomeno che negli ultimi tempi sta crescendo in modo esponenziale e preoccupante. È ben definita l’intenzione di Opi Napoli: Creare un gruppo di lavoro capace di sviluppare iniziative a tutela e a sostegno dei colleghi aggrediti. Nessun infermiere deve rimanere da solo contro la barbarie. Ma non è tutto. Poiché la stessa Rea ha puntualizzati che l’idea è di coinvolgere anche le altre professioni sanitarie bersaglio di aggressioni fisiche e verbali, per sottoporre alle autorità preposte un documento denuncia con proposte e iniziative. Metteremo in rete tutti i Pronto soccorso di Napoli per affrontare collettivamente un fenomeno che nessuno può contrastare da solo.

Episodi allucinanti come quello accaduto a gennaio all’ospedale dei Pellegrini, dove un infermiere 31enne è stato prima minacciato e poimalmenato da un paziente in attesa al Pronto soccorso. Nella stessa struttura, a settembre 2021, un uomo – stanco di attendere il proprio turno – ha aggredito un infermiere di triage. E ancora, due mesi prima, al Pronto soccorso dell’ospedale San Paolo, una donna con problemi psichici, in attesa di essere visitata per un malore, aveva dato in escandescenze e armata di una sega da falegname cercato di aggredire un’infermiera. A questo proposito il direttore Asl Napoli 3 Sud, Gaetano D’Onofrio, rammenta che aggredire, anche solo intimidire, i sanitari significa avere meno assistenza perché si va a incidere anche sull’aspetto psicologico degli operatori, vuole dire determinare una difficoltà anche per gli altri pazienti, ma soprattutto equivale a far venire meno quel tessuto sociale che è alla base di ogni consesso civile.

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