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salute mentale

Tripofobia

di Giacomo Sebastiano Canova

La tripofobia è la paura dei buchi. Più nel dettaglio, chi soffre di questo disturbo è terrorizzato dalla visione di pattern ripetitivi, costituiti da piccoli fori ravvicinati e profondi, come quelli di un favo delle api o una spugna da bagno.

Caratteristiche e definizione di tripofobia

Il soggetto tripofobico prova timore alla vista di pattern costituito da figure geometriche ravvicinate, come il favo delle api

Il termine tripofobia è stato coniato nel 2005 e si riferisce alla parola greca "trýpa", che significa "buco" o "perforazione" e "phóbos", cioè "paura". Nella letteratura scientifica, le prime descrizioni del disturbo risalgono al 2013.

Nella tripofobia l’esposizione allo stimolo fobico suscita forte disagio, ansia o disgusto, fino a provocare panico, nausea e brividi; questa sensazione può essere enfatizzata quando dai buchi fuoriesce qualcosa (come, ad esempio, un seme o un insetto).

Secondo alcuni studi scientifici, la tripofobia deriverebbe da una reazione di difesa inconscia ed istintiva, ereditata dai nostri antenati, nei confronti di pattern presenti sul corpo di alcuni animali velenosi (come i serpenti) o di cavità in natura che possono nascondere un pericolo (es. nidi degli imenotteri). Altre ricerche sostengono, invece, che la tripofobia sia correlata alla repulsione nei confronti delle malattie infettive e dei parassiti.

Gli stimoli fobici

In generale, il soggetto tripofobico prova timore o non tollera la vista di aggregati di oggetti, naturali o artificiali, in grado di creare pattern con buchi, di solito, molto vicini tra loro e di una certa profondità. Chi soffre di tripofobia spesso teme la vista di cose ordinarie, di uso comune, apparentemente innocue.

Le immagini che generano reazioni repulsive sono molte e comprendono:

  • Bolle di sapone
  • Spugne da bagno
  • Formaggio svizzero tipo Emmentaler
  • Tavoletta di cioccolato aerato
  • Baccello di un fiore di loto
  • Fori in un muro di mattoni
  • Tubi impilati
  • Coralli
  • Follicoli piliferi
  • Pori della pelle
  • Soffioni della doccia
  • Fragole
  • Melograni

Cause di tripofobia

La maggior parte delle fobie sono causate da esperienze traumatiche vissute o riconoscono radici culturali. Tuttavia, questo non sembra essere il caso della tripofobia. Questa forma di paura morbosa rappresenta, infatti, una generalizzazione di una risposta a stimoli innocui, ma con caratteri simili a minacce effettivamente dannose (es. animali velenosi, infezioni, parassiti ecc.), apprese nel corso dell’evoluzione.

I primi studi sulla tripofobia sono stati condotti da un gruppo di scienziati dell’Università dell’Essex. La ricerca pubblicata sulla rivista Psychological Science sostiene che questo disturbo non dipenda da cause psichiche, ma da motivi che sembrano risalire ad un meccanismo di sopravvivenza acquisito dai nostri antenati.

Questa fobia deriverebbe, in particolare, da una reazione primitiva trasmessa nel corso dell’evoluzione, quale risposta di difesa nei confronti di un potenziale pericolo. In questa reazione istintiva una porzione del cervello segnalerebbe alle persone quelle immagini che richiamano alla mente le macchie o i buchi presenti su piante e animali velenosi, da cui l’uomo doveva difendersi in natura, come alcuni ragni e serpenti, il polpo dagli anelli blu, lo scorpione giallo e così via.

Secondo gli studiosi, dunque, all’origine della tripofobia sussisterebbe una base biologica ereditaria, che avvalora una spiegazione evolutiva: i modelli visivi che innescano i sintomi della fobia sono simili a quelli evocati da piante o animali pericolosi e potenzialmente letali, che possono nascondersi nei buchi o in piccoli anfratti.

In tempi più recenti, alcuni psicologi dell’Università del Kent si sono concentrati su un altro aspetto della tripofobia. Nelle persone sottoposte a questo studio scientifico, è stato osservato che la visione dell’insieme dei buchi generava principalmente una sensazione di disgusto, più che di paura. Simbolicamente, ogni cavità rappresenta un luogo di scambio fra il mondo interno e quello esterno, quindi sede di una possibile contaminazione.

La tripofobia sembra scaturire, in particolare, da un’intensa repulsione nei confronti delle malattie caratterizzate da eruzioni circolari sulla pelle (come vaiolo, morbillo, rosolia, ecc.). I partecipanti allo studio riportavano, inoltre, una fastidiosa sensazione, come se la pelle fosse infestata da parassiti o insetti, pur avendo la consapevolezza che ciò non poteva essere reale.

Sintomi di tripofobia

I sintomi e la gravità variano da persona a persona ma, in generale, la tripofobia si manifesta con disagio, repulsione o senso di disgusto nei confronti dei buchi. L’avversione verso fori molto ravvicinati può generare stati d’ansia e, nei casi estremi, attacchi di panico.

Nei soggetti tripofobici la visione di oggetti forati, bolle, gruppi di buchi (come, ad esempio, l’interno del fiore di loto) è in grado di provocare anche reazioni fisiologiche, quali:

  • Brividi e pelle d’oca
  • Sudore freddo
  • Palpitazioni
  • Formicolio e prurito
  • Disturbi visivi, come affaticamento degli occhi, distorsioni o illusioni ottiche
  • Nausea e/o vomito
  • Senso di svenimento o vertigini
  • Respirazione affannosa
  • Sensazione di "testa vuota"
  • Bocca secca
  • Tremori
  • Pianto
  • Intorpidimento

Nei casi gravi, questi sintomi vengono attivati anche solamente pensando alle immagini che scatenano la paura. In qualche paziente, poi, la tripofobia è correlata a disturbi d’ansia ed altre fobie specifiche.

Diagnosi di tripofobia

Pur non essendo ufficialmente riconosciuta come disordine psichico, la tripofobia si presenta come una forma di paura incondizionata tutt’altro che rara. In ogni caso, la paura dei buchi può essere un disturbo altamente invalidante, in quanto può influenzare molteplici attività e contesti. Per questo motivo, se i sintomi limitano in modo significativo la normale vita quotidiana e sono presenti da oltre sei mesi, è consigliabile rivolgersi ad un medico.

Nonostante non siano ancora stati stabiliti dei criteri per una diagnosi clinica, la valutazione del soggetto tripofobico è fondamentale per comprendere i motivi alla base del disagio, identificandone il significato e quantificandone la portata.

Come si tratta la tripofobia

La tripofobia può essere affrontata con diverse opzioni terapeutiche (psicoterapia, tecniche di rilassamento, farmaci, ecc.), anche in combinazione tra loro. Questi interventi hanno l’obiettivo di indurre il paziente a razionalizzare la propria fobia, cercando di concentrarsi sulla possibilità di reagire ai pensieri ansiogeni e di affrontare le convinzioni negative associate alla paura dei buchi.

La terapia farmacologica viene prescritta da un medico psichiatra nei casi più gravi di tripofobia, soprattutto per controllare i sintomi di patologie associate al disturbo fobico, come la depressione e l’ansia.

I farmaci che vengono solitamente indicati sono le benzodiazepine, i betabloccanti, gli antidepressivi triciclici, gli inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina (SSRI) e gli inibitori delle monoamino-ossidasi (MAOI).

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