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Procedura

Esame urine, responsabilità e competenze dell'infermiere

di Giordano Cotichelli

Disuria e stranguria, dolore e difficoltà ad urinare

Le urine possono essere definite come un “ultrafiltrato umano di plasma deproteinizzato ricco di acqua e scorie”. L’esame urine è uno fra i più comuni e importanti test diagnostici presenti da sempre in clinica. Fino al XIX secolo, ad esempio, per capire la presenza di zucchero - e quindi fare diagnosi di diabete - le urine venivano addirittura assaggiate (era compito del medico). Gli elementi che possono essere presi in considerazione fanno riferimento a tre diverse modalità di esame: rilievo delle caratteristiche, valutazione estemporanea ed esami di laboratorio.

Urine, rilevazione delle caratteristiche

Contenitori per esame urine e striscia reagente (stick urinario)

In questo caso l’esame entra a far parte della quotidianità del lavoro infermieristico, ad orari stabiliti, durante la somministrazione della terapia, prima della visita medica, a domicilio, a seconda di protocolli specifici, o in situazioni di urgenza in cui è necessario, tramite la valutazione delle urine, in qualità di parametro, di uno stato clinico specifico.

Nella rilevazione delle caratteristiche delle urine vengono presi in considerazione:

  • volume
  • frequenza
  • sensazioni legate alla minzione.

Il volume urinario

Il volume urinario normalmente nelle 24 ore è di circa 1000–1800 cc, ogni singola minzione può variare tra 300–500 cc. e modificazioni del volume possono essere: anuria (meno di 100 cc.), oliguria (al di sotto di 400 cc.), poliuria (superiore a 2500 – 3000 cc.).

La frequenza normale si aggira attorno alle 3 – 5 volte al giorno, con variazioni quali: ritenzione urinaria (assenza di minzione causa un mancato svuotamento), pollachiuria (aumento oltre le 5 minzioni e, quando si verifica, di notte sarà nicturia).

Una ritenzione urinaria che si protrae nel tempo può dare origine all’iscuria paradossa: sensazione imperiosa ad urinare, con aumento della frequenza di svuotamento, ma senza riuscire ad andare oltre i 100 cc. In qualche caso l’eliminazione urinaria può essere incontrollata tanto da denominare il sintomo come falsa incontinenza.

I meccanismi patogenetici riguardano una ritenzione cronica vescicale tale con un passaggio minimo di urine attraverso lo sfintere insufficiente a garantire lo svuotamento.

L’incontinenza urinaria è invece la perdita involontaria delle urine.

Le sensazioni possono essere di vario tipo:

  • disuria: è una difficoltà minzionale (getto e/o tempo), che può essere iniziale (attesa minzionale), in due tempi (si inizia ad urinare, ci si ferma e poi si riprende), con gocciolamento finale (prostatiti, infezioni, etc.);
  • bruciore: si può manifestare all’inizio della minzione (ad es. nelle prostatiti), durante (nelle uretriti) o al termine (cistiti); nell’uomo può essere irradiato al glande;
  • tenesmo: sensazione di dover urinare, in assenza però di urine;
  • stranguria, sensazione dolorosa durante la minzione;
  • minzione imperiosa: stimolo improvviso ad urinare (proprio di certe infezioni urinarie).

Per quanto concerne l’odore, se fortemente ammoniacale può indicare presenza di infezioni.

L’aspetto e il colore possono essere rilevati in maniera diretta o in laboratorio; l’aspetto normalmente è limpido, altrimenti con alterazioni quali: velato, opalescente, torbido, ad indicare presenza di pus (piuria), leucociti (leucocituria), proteine (proteinuria), calcoli (renella, struvite), sangue (ematuria), batteri (batteriuria), grassi (lipiduria), linfa (chiluria), muco. Vi può essere anche la presenza di aria (pneumaturia) sotto forma di schiuma.

Valutazione estemporanea delle urine: Stick urinario

L’esame urine per alcune componenti può essere eseguito mediante l’uso di reagenti predisposti in una striscia di rilevamento (stick) che permette in tempi rapidi (60–120 secondi) di avere dati approssimativi sul contenuto nelle urine strettamente correlato alle condizioni cliniche del paziente (sangue, chetoni, ph, zucchero, leucociti, ecc.).

Ogni reagente cambia colore a seconda della quantità presente o meno di sostanza ricercata, riportata su di una scala cromatica per un immediato confronto, nel rispetto dei tempi di contatto consigliati.

Urine ed esami di laboratorio

L’esame urine più semplice è quello chimico-fisico, che può confermare quello che è stato già rilevato all’osservazione, o indicare: presenze anomale, come quelle già descritte, di zuccheri, emoglobina, chetoni, bilirubina, cellule epiteliali delle vie urinarie, cilindri, sedimento, etc.

Valori del Ph urine

Il pH acido normalmente (5 – 8) o legato acidosi metabolica (diabete), polmonare (penumopatie) o alcalino tipico delle infezioni urinarie o nell’alcalosi metabolica (vomito) o respiratoria (iperventilazione).

Il pH è determinato dalla dieta e dal metabolismo, sia in condizioni fisiologiche che patologiche:

Condizioni patologiche:

  • Alterata funzionalità renale
  • Alterazione dell’escrezione di ioni
  • Presenza di microrganismi nelle urine
  • Acidosi ed alcalosi metabolica o respiratoria.

Condizioni fisiologiche:

  • Dieta carnea (↓)
  • Intenso esercizio muscolare (↓)
  • Aumento della ventilazione polmonare (↑)
  • Dieta vegetale (↑)

Peso specifico delle urine

Si parla di urine normostenuriche, intorno ai 1015-1030 milli-osmoli; al contrario si avranno urine ipostenuriche (inferiore alla norma), isostenuriche, quando il peso è circa 1008, cioè uguale a quello del plasma (es. danni a livello tubulare), iperstenuriche 1025).

Il peso specifico può essere rilevato in modo estemporaneo con l’uso di un densimetro. In laboratorio viene eseguita anche l’urinocoltura (le urine normalmente sono sterili).

Esame urine e ruolo del professionista infermiere

L’infermiere nell’esame urine assume un ruolo multidimensionale: educatore nei confronti del paziente sia riguardo le modalità di prelevamento dei campioni, sia nelle informazioni riguardo le peculiarità proprie dell’esame (senza ovviamente sovrapporsi al ruolo del professionista medico).

Istruttore, nei confronti del personale di supporto, per la raccolta o la conservazione (urine delle 24 h.), al fine di attuare le modalità congruenti con i protocolli previsti; pianificatore, delle azioni da attuare per un corretto campionamento fatto sul mitto intermedio (ottenuto dopo pulizia dei genitali sia per l’esame chimico-fisico sia, a maggior ragione, per l’esame colturale) e sulla prima minzione del mattino, per ogni tipo di esame che non riguardi la raccolta delle 24 ore, l’urinocoltura o la ricerca di particolari sostanze come gli stupefacenti.

Nella raccolta delle urine delle 24 ore (monitoraggio del volume giornaliero, proteinuria di Bence Jones, elettroliti urinari, clearance, catecolamine, etc.) è necessario istruire l’utente sulle semplici modalità da seguire.

Attenzione ai tempi di invio in laboratorio (se si prevedono ritardi oltre le 4 ore si consiglia una conservazione refrigerata) e alla conservazione al riparo da agenti esterni (luce, temperatura, etc.).

Nell’urinocoltura la raccolta viene fatta sul mitto intermedio utilizzando appositi contenitori sterili in cui va posta l’etichetta con codice a barre con i dati dell’utente. Prima del prelievo deve essere fatta l’igiene dei genitali esterni del paziente (dallo stesso o dal personale sanitario). Porre attenzione al mantenimento della sterilità del campione non venendo a contatto con la sua superficie di raccolta. Nei pazienti portatori di catetere vescicale a permanenza si preleva direttamente da apposito sito nel tubo della sacca di raccolta.

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