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Tetano, caratteristiche e trattamento

di Domenica Servidio

Il tetano è una malattia infettiva acuta non contagiosa causata dal batterio Clostridium tetani. Va sfatato un mito: non è la ruggine a essere pericolosa, il problema tetano si pone se l'oggetto con cui ci si fa male è contaminato da feci di cavalli, mucche, ovini che contengono il batterio. La malattia è caratterizzata essenzialmente da un aumento del tono della muscolatura scheletrica e da crisi convulsive ed è fatale se mal curato.

Malattia infettiva: cos'è il tetano e come può essere contratto

Il tetano è causato dal batterio Clostridium tetani, un bacillo Gram-positivo anaerobio che cresce solo in assenza di ossigeno. È presente in natura sia in forma vegetativa, sia sotto forma di spore.

Il germe in forma vegetativa produce una tossina, detta tetano-spasmina, la quale è neurotossica e causa i sintomi clinici della malattia.

Si tratta di una di una tossina estremamente potente, tanto che la quantità letale per un uomo è di circa 7 milionesimi di milligrammo.

La malattia è caratterizzata essenzialmente da un aumento del tono della muscolatura scheletrica e da crisi convulsive ed è fatale se mal curato. Il batterio è infatti, normalmente presente nell'intestino degli animali (bovini, equini, ovini) e nell'intestino umano e viene eliminato con le feci.

Le spore possono sopravvivere nell'ambiente esterno anche per anni e contaminano spesso la polvere e la terra. Possono penetrare nell'organismo umano attraverso ferite dove, in condizioni opportune (che si verificano specialmente nei tessuti necrotici), si possono trasformare nelle forme vegetative che producono la tossina.

Il batterio non invade i tessuti ma la tossina raggiunge il sistema nervoso centrale attraverso il sangue e il sistema linfatico, interferendo con il rilascio di neurotrasmettitori che regolano la muscolatura, causando contrazioni e spasmi diffusi.

Sintomi e diagnosi del tetano

Nella maggior parte dei casi, più breve è il periodo di incubazione più grave è il decorso clinico. Il periodo di incubazione va da 2 a 50 die (solitamente 5-10). I sintomi comprendono:

Spesso i pazienti hanno difficoltà ad aprire la loro mandibola (trisma). Questo è un caratteristico sintomo iniziale e consiste nella contrattura del muscolo massetere che dà al volto del paziente un aspetto caratteristico (riso sardonico), seguito da rigidità del collo, difficoltà di deglutizione, rigidità dei muscoli addominali.

Altri sintomi includono febbre, sudorazione, tachicardia. Il paziente rimane conscio e gli spasmi muscolari, provocati da stimoli anche minimi, causano dolore. Non esistono test di laboratorio per confermare la diagnosi, che è essenzialmente clinica.

Trattamento e decorso clinico

La malattia non è contagiosa, quindi l'isolamento del paziente non è necessario.

Per prevenire la fissazione alle cellule nervose della tossina eventualmente ancora presente in circolo e per impedire che ne venga prodotta di nuova, possono essere efficaci i seguenti aspetti:

Tra gli antibiotici maggiormente impiegati per il tetano ricordiamo: il metronidazolo, la penicillina, la clindamicina, e l'eritromicina.


La somministrazione di diazepam, miorilassanti e solfato di magnesio — per via orale o endovenosa — può aiutare a placare gli spasmi muscolari e la rigidità muscolare.

Tuttavia, le TIG non sono in grado di limitare l'azione neurotossica della tossina che ha già raggiunto le terminazioni nervose: la terapia degli spasmi tetanici è quindi essenzialmente sintomatica, e si avvale di sedativi o anestetici generali, neuroplegici, farmaci curaro-simili.

La malattia non conferisce immunità, perciò i pazienti che hanno avuto il tetano devono iniziare o continuare il ciclo vaccinale non appena le condizioni cliniche lo consentano.

Antitetanica per la prevenzione della malattia infettiva

La prevenzione della malattia si basa sulla vaccinazione prevista in Italia per tutti i nuovi nati.


In Italia, infatti, la vaccinazione antitetanica è stata resa obbligatoria dal 1938 per i militari, dal 1963 (Legge del 5 marzo 1963, n. 292) per i bambini nel secondo anno di vita e per alcune categorie professionali considerate più esposte a rischio di infezione (lavoratori agricoli, allevatori di bestiame, ecc).

Dal 1968 la somministrazione è stata anticipata al primo anno di vita e il calendario vaccinale vigente prevede la somministrazione di tre dosi al terzo, quinto e dodicesimo mese di età. Una dose di richiamo (associata con le componenti contro la difterite e la pertosse - Dtap) viene eseguita nel sesto anno e un'altra a 14 anni (tetano, difterite a ridotto contenuto di anatossina e pertosse - Tdap).

Il vaccino è costituito dall'anatossina, cioè dalla tossina tetanica trattata in modo da perdere la sua tossicità, mantenendo però la capacità di stimolare la produzione di anticorpi protettivi.

Dal 1998 ad oggi sono stati introdotti in commercio numerosi vaccini in cui l'anatossina tetanica è associata, oltre che ai vaccini antidifterico e antipertosse acellulare, anche all'anti Haemophilus influenzae b (Hib), all'antipolio (Ipv) e all'antiepatite B (vaccino esavalente).

La somministrazione di tre dosi di vaccinazione antitetanica conferisce una protezione molto elevata, con un'efficacia superiore al 95%. La durata della protezione nel tempo è di almeno 10 anni ed è ulteriormente garantita dall'esecuzione dei richiami.

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Commenti (1)

Sue41

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1 commenti

Ottimo

#1

Ottimo articolo . Dettagliato , completo . Informazioni semplici ed ESATTI