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Albumina

di Chiara Vannini

L’albumina, oltre che una proteina umana, può essere somministrata come farmaco, il cui principio attivo è proprio albumina umana e appartiene alla categoria degli emoderivati. L’albumina viene utilizzata nella pratica clinica per trattare diverse condizioni patologiche, anche se per anni il suo utilizzo è stato particolarmente controverso.

Che cos’è l’albumina umana

L'albumina può essere somministrata come farmaco per trattare diverse condizioni patologiche

L’albumina rappresenta più della metà delle proteine totali del plasma, è prodotta dal fegato e ha il compito di trasportare ormoni, acidi grassi, alcuni farmaci, tossine e di mantenere la pressione oncotica, ovvero la pressione delle proteine, utile per distribuire equamente i fluidi nei compartimenti intra ed extravascolari.

Una volta prodotta, solo il 30-40% circola nel sangue, mentre la rimanente (60-70%) lascia il compartimento vascolare (circa un 5% ogni ora), per poi ritornare nel compartimento vascolare tramite il sistema linfatico. Ciò che ritorna nel compartimento vascolare è di norma in uguale quantità rispetto a ciò che fuoriesce.

In condizioni fisiologiche, infatti, la concentrazione di albumina si bilancia in maniera autonoma, mentre in caso di permeabilità capillare aumentata, la sua distribuzione si può alterare e l’albumina tende a distribuirsi in maniera inadeguata. Questo accade soprattutto in casi di ustioni gravi o shock settico.

L’albumina, oltre che una proteina umana, può essere somministrata come farmaco, il cui principio attivo è proprio albumina umana e appartiene alla categoria degli emoderivati. L’albumina viene utilizzata nella pratica clinica per trattare diverse condizioni patologiche, anche se per anni il suo utilizzo è stato particolarmente controverso.

Essendo un emoderivato, come per tutti i derivati del sangue, è necessario mantenerne la tracciabilità e risulta quindi sempre necessario trascrivere in cartella clinica o sul referto il nome commerciale, il numero di lotto e la scadenza del medicinale. L’albumina somministrata come farmaco viene sintetizzata interamente dalle cellule epatiche che la riversano direttamente nel torrente ematico, senza immagazzinarla.

Indicazioni alla somministrazione di albumina

Le indicazioni alla somministrazione dell’albumina sono tuttora controverse. Mentre in passato l'ipoalbuminemia era la principale indicazione clinica, ora di per sé non viene considerata un’indicazione all’infusione di albumina. In condizioni critiche, secondo gli studi, l’uso di albumina non è da preferire a quello dei cristalloidi.

Le soluzioni concentrate di albumina hanno specifiche indicazioni nella cirrosi come protezione della funzionalità renale post-paracentesi e nella peritonite batterica spontanea.

L’ipoalbuminemia è un meccanismo fisiopatologico associato spesso ai pazienti ospedalizzati e secondaria a:

  • Ridotta sintesi di albumina
  • Cirrosi epatica (è la causa più comune)
  • Sindromi di malassorbimento
  • Rare anomalie genetiche (con alterata sintesi di albumina)
  • Aumentate perdite
  • Sindrome nefrosiche
  • Ustioni estese
  • Neoplasie metastatizzate

Benché in passato venisse utilizzata principalmente per il ripristino e mantenimento della volemia, gli studi clinici hanno evidenziato altre indicazioni specifiche e più appropriate.

Le indicazioni sono:

  • Nella paracentesi evacuativa a largo volume secondaria a cirrosi epatica, come trattamento di prima scelta nei pazienti cirrotici con ascite tesa o refrattaria. In caso di paracentesi con una rimozione di volume > 5 litri, è utile infondere per via endovenosa albumina (5-8 gr per litro di ascite rimossa)
  • Nel caso di grave ritenzione idrosalina non responsiva a un trattamento diuretico in pazienti con cirrosi ascitica, in particolare se associata ad ipoalbuminemia e a segni clinici di ipovolemia
  • Sindromi da malassorbimento. Benché l’albumina non debba essere utilizzata a fini nutrizionali, nei pazienti con diarrea, in condizioni di intolleranza alla nutrizione enterale, la somministrazione di albumina può essere utile se coesistono come condizioni diarrea profusa e ipoalbuminuria

Gli studi chiariscono anche l'utilizzo di albumina rispetto ai cristalloidi nelle seguenti condizioni:

  • Shock ipovolemico emorragico: l’albumina va utilizzata solo come seconda scelta. La prima scelta devono essere i cristalloidi. È indicata l’albumina solo se è richiesta una restrizione di sodio o ci sono casi di sensibilizzazione ai colloidi. Gli studi clinici dimostrano infatti che in caso di shock ipovolemico emorragico, l’albumina non migliora l’outcome del paziente rispetto ai cristalloidi
  • Plasmaferesi, in cui l’impiego di albumina al 5% è appropriato solo nello scambio di grandi volumi di plasma, superiori a 20ml/Kg in un’unica seduta o 20ml/Kg/settimana in sedute successive. Quando i volumi di plasma scambiati sono minori vanno considerate come alternative giustificate, sulla base del rapporto costo/efficacia, le soluzioni di cristalloidi o l’associazione di queste con albumina
  • Interventi di chirurgia maggiore, dove l’albumina è indicata in pazienti sottoposti ad interventi di chirurgia maggiore (resezione epatica > 40%, ampie resezioni intestinali) solo se, dopo la normalizzazione della volemia, l’albuminemia sia inferiore a 2.0g/dl. La terapia di prima scelta è rappresentata dalle soluzioni di cristalloidi. Per qualunque altro tipo di intervento, l’uso dell’albumina nell’immediato postoperatorio non è raccomandato
  • Sepsi grave e shock scettico: le attuali raccomandazioni in letteratura indicano i cristalloidi come trattamento di prima scelta per il supporto volemico dei pazienti con sepsi grave e shock settico. Nel caso di shock settico l’efficacia dei colloidi non è infatti dimostrata da studi clinici. L’albumina è consigliata, in associazione alle soluzioni di cristalloidi, solo nel caso in cui il paziente richieda un volume importante, troppo elevato da infondere con soli cristalloidi
  • Peritonite batterica spontanea: è stato dimostrato che l'albumina associata alla terapia antibiotica aiuta a prevenire l’insorgenza della sindrome epatorenale e aumenta la probabilità di sopravvivenza
  • Ustione grave: l’albumina può essere utilizzata solo come seconda scelta in caso di mancata risposta ai colloidi e cristalloidi o in caso di ustione >50%
  • Ittero neonatale grave con severa ipoalbuminemia. L’uso di albumina è indicato solo dopo fototerapia ed exanguino – trasfusione
  • Interventi di cardiochirurgia: negli interventi di cardiochirurgia l’albumina può essere utilizzata solo per l’espansione post-operatoria della volemia e come ultima scelta
  • Trapianti d'organo: nel postoperatorio del trapianto di fegato l’albumina è indicata per il controllo dell’ascite e dell’edema periferico e per rimpiazzare la perdita di liquido ascitico
  • Nel postoperatorio del trapianto di cuore l’albumina è indicata per il trattamento dell’ipovolemia, al fine di evitare un aumento acuto del precarico

Controindicazioni all’infusione di albumina

Non vi sono controindicazioni particolari, se non l’ipersensibilità all’albumina o a uno qualsiasi degli eccipienti.

Per quanto riguarda le interazioni, non sono note interazioni specifiche dell’albumina umana con altri medicinali.

Posologia e via di somministrazione

L’albumina viene somministrata per via endovenosa. La dose da somministrare dipende dal peso della persona, ma è di norma necessario anche tener conto della gravità del trauma, della patologia o della perdita volemica.

È sempre importante che non venga superato il dosaggio di 0,5 g/kg/die e una velocità di infusione non superiore a 10 g/h. La velocità di infusione può dipendere anche da situazioni individuali e specifiche indicazioni terapeutiche. In corso di plasmaferesi, la velocità di infusione deve essere adeguata alla velocità di rimozione del plasma.

Quando si somministra albumina umana occorre tenere regolarmente monitorati i parametri emodinamici, in particolare:

Effetti collaterali e sovradosaggio

Fra gli effetti collaterali descritti dopo la somministrazione ci sono:

  • Tachicardia
  • Nausea e vomito
  • Sensazione di bruciore e pizzicore in corrispondenza del sito di iniezione
  • Brividi, febbre, debolezza
  • Reazioni allergiche generalizzate o a livello locale
  • Shock anafilattico
  • Sonnolenza
  • Cefalea
  • Agitazione
  • Senso di costrizione toracica
  • Dispnea
  • Arrossamento, prurito e orticaria localizzata o generalizzata
  • Ipotensione arteriosa, vampate

Sono descritti casi rarissimi di reazioni severe come lo shock.

In caso di sovradosaggio o una velocità eccessiva di infusione può insorgere ipervolemia. L’ipervolemia si mostra con un sovraccarico cardiovascolare e il soggetto può manifestare:

  • Cefalea
  • Dispnea
  • Congestione delle vene giugulari
  • Ipertensione
  • Aumento della pressione venosa centrale
  • Edema polmonare

In questo caso, è necessario interrompere l’infusione immediatamente e monitorare attentamente i parametri del paziente.

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