Nurse24.it

Salute

Stitichezza o stipsi

di Ilaria Campagna

La stitichezza o stipsi viene comunemente definita come una evacuazione difficoltosa o poco frequente, accompagnata da durezza delle feci o da una sensazione di incompleto svuotamento intestinale per un periodo di tempo di almeno 3 mesi. Sebbene la stitichezza occasionale sia molto comune, alcuni fattori di rischio o condizioni hanno maggiori probabilità di causarla, ad esempio: età, sesso, stile di vita, alimentazione e malattie o disfunzioni gastro-intestinali e ano-rettali. La stipsi può manifestarsi con una varietà di sintomi, tra cui difficoltà e sforzo nell'evacuare, feci dure, secche, caprine o nastriformi, dolore o crampi addominali, nausea, inappetenza, tensione o gonfiore addominale. La diagnosi si pone attraverso anamnesi, esame obiettivo e, se necessario, esami diagnostici, tra cui colonscopia, clisma opaco a raggi X, manometria anorettale e studio dei tempi di transito intestinale. Il trattamento e la prevenzione della stipsi in genere sono caratterizzati da un cambiamento nell’alimentazione e nello stile di vita e solo in rari casi sono necessari la riabilitazione del pavimento pelvico e la chirurgia. Se non trattata, però, la stitichezza può portare a complicanze come l’insorgenza di fecalomi, ragadi, emorroidi, sanguinamento e prolasso rettale.

Cos’è la stitichezza

Stitichezza o stipsi

La stitichezza o stipsi viene comunemente definita come una evacuazione difficoltosa o poco frequente (inferiore alle 3 volte a settimana), accompagnata da durezza delle feci o da una sensazione di incompleto svuotamento intestinale per un periodo di tempo di almeno 3 mesi.

La stitichezza può essere acuta e risolversi in breve tempo, oppure cronica, quando dura per più di 6 mesi. Inoltre, può essere distinta in:

  • Da propulsione o da rallentato transito: quando la peristalsi alterata del colon non permette il transito del contenuto colico con la regolare velocità
  • Da espulsione o da ostruita defecazione: tecnicamente caratterizzata dall’incapacità parziale o totale di evacuare

La stipsi è una problematica molto frequente che interessa circa il 15% della popolazione, specialmente i soggetti anziani (dopo i 65 anni di età) e di sesso femminile (quasi quattro volte più degli uomini). In Italia, nello specifico, sono circa 13 milioni i soggetti affetti: 9 milioni di donne e quasi 4 di uomini. La stipsi, inoltre, aumenta con l'avanzare dell'età ed è più frequente in chi è depresso o sottoposto a stress psicologici.

Nei bambini la stitichezza riguarda quasi il 5% delle visite dal pediatra e almeno il 25% delle visite dagli specialisti di gastroenterologia pediatrica; inoltre nell’infanzia, al contrario di quanto accade nell’età adulta, la stipsi è una condizione più frequente nei maschi (2:1). Un’altra differenza rispetto agli adulti è che nei bambini si parla di stitichezza quando le evacuazioni sono 2 o meno a settimana per almeno un mese in coloro che hanno meno di 4 anni di età, o per almeno due mesi in coloro che hanno compiuto i 4 anni.

Cause di stipsi

Il normale intervallo di tempo tra un’evacuazione e l’altra varia ampiamente da persona a persona e va da alcune volte al giorno ad alcune volte alla settimana. Le abitudini intestinali sono infatti influenzate dall'età, da fattori fisiologici, dalla dieta e da influenze sociali e culturali.

Dunque, sebbene la stitichezza occasionale sia molto comune, alcune situazioni hanno maggiori probabilità di rendere la stipsi un problema cronico, così come possono esserci condizioni di base di cui la stipsi non rappresenta che un sintomo:

  • Età: le persone anziane hanno una vita più sedentaria, un metabolismo più lento e una minore forza di contrazione muscolare dell’apparato digestivo. Al contrario, per quanto riguarda i bambini piccoli, l'inizio della stipsi coincide spesso con il periodo di acquisizione del controllo degli sfinteri e talvolta è causata da un'eccessiva spinta all'autocontrollo da parte dei genitori, oppure dal mancato impiego o dalla sottrazione del vasino per la defecazione. In età scolare, invece, la stipsi può essere riconducibile al rifiuto, da parte del bambino, di utilizzare i bagni della scuola, oppure dal fatto che, per non interrompere un gioco, il bambino evita di andare in bagno
  • Sesso: le donne sono più soggette a soffrire di stipsi, specialmente in gravidanza (almeno il 50%) e dopo il parto a causa dei cambiamenti ormonali; il progesterone ha infatti un’azione miorilassante. Inoltre, l’accrescimento dell’utero durante la gestazione schiaccia l'intestino ostacolando e rallentando il passaggio delle feci
  • Farmaci: la stipsi può essere favorita dall’assunzione di oppioidi, paracetamolo, FANS, acido acetilsalicilico, integratori di ferro, antiacidi, antispastici, diuretici, antidepressivi, anestetici, antistaminici, antipertensivi e antibiotici
  • Stile di vita: lo stile di vita occidentale, con i suoi ritmi frenetici contribuisce pesantemente all'insorgenza della stitichezza. Parimenti, la sedentarietà può favorire l’insorgenza di stipsi, così come un cambiamento radicale dello stile di vita
  • Alimentazione: la stipsi può essere causata da una dieta caratterizzata da scarso apporto di fibre (frutta, verdura e cereali etc.) e/o acqua/liquidi, eccessiva assunzione di caffè, tè, alcol, latticini, oppure, nel primo anno di vita, dall’introduzione di nuovi alimenti. Nel bambino la stitichezza può presentarsi quando inizia a prendere alimenti in formula e durante lo svezzamento
  • Malattie/disfunzioni gastro-intestinali e ano-rettali: diverticolite, malattie infiammatorie croniche intestinali (colon irritabile, morbo di Crohn), sindrome dell’intestino pigro, emorroidi, ragadi, rettocele, prolasso del retto, stenosi, alterazioni dei muscoli pelvici coinvolti nel movimento intestinale e alterazioni dello sfintere anale, tumore del colon retto, tumore dell’ano, incontinenza fecale, fistola, ernia, atresia del colon, volvolo, intussuscezione, ano imperforato o malrotazione
  • Disturbi del pavimento pelvico
  • Disturbi neurologici: morbo di Parkinson, ictus, sclerosi multipla, lesioni del midollo spinale
  • Disturbi psichiatrici: forti stress emotivi, ansia, depressione
  • Malattie endocrino-metaboliche o che coinvolgono elettroliti o funzione renale: diabete (spesso i soggetti con diabete sviluppano un danno nervoso che, se interessa i nervi del tratto digerente, fa subire un rallentamento delle feci dando luogo a stipsi), uremia, ipercalcemia, ipotiroidismo e iperparatiroidismo
  • Allergie e intolleranze alimentari: ad esempio la celiachia
  • Lassativi: l’uso cronico di lassativi porta all’incapacità di evacuare in loro assenza e quindi alla stipsi
  • Interventi chirurgici: i soggetti sottoposti a chirurgia addominale possono sviluppare occlusione, spesso dell’intestino tenue, per la formazione di aderenze
  • Tumori
  • Altre malattie: ad esempio fibrosi cistica e malattia di Hirschsprung
  • Cause ignote

Sintomi di stipsi

La stipsi può manifestarsi con:

  • Ridotto numero di evacuazioni settimanali (<3)
  • Difficoltà e sforzo nell'evacuare
  • Feci dure, secche, caprine o nastriformi
  • Dolore o crampi addominali
  • Tensione o gonfiore addominale
  • Sensazione di blocco/ostruzione anale
  • Sensazione di evacuazione incompleta
  • Bruciore, dolore o prurito anale
  • Nausea
  • Inappetenza
  • Digestione lenta
  • Vomito
  • Sangue nelle feci
  • Assenza di movimenti intestinali (nei bambini)
  • Incontinenza fecale (nei bambini)
  • Malessere
  • Irritabilità

Diagnosi di stitichezza

La diagnosi di stitichezza si basa su:

  • Anamnesi: vengono valutate la frequenza della defecazione, la consistenza delle feci, la necessità di sforzarsi o di usare manovre di pressione (su perineo, regione glutea, o parete retto-vaginale) durante la defecazione, la soddisfazione dopo la defecazione, l’eventuale presenza, quantità e durata dell'emissione di sangue nelle feci. Molto importante è anche valutare la frequenza e la durata dell’uso di lassativi o clisteri. Si ricercano altresì eventuali patologie causali, sintomi che suggeriscono malattie croniche, eventuale precedente chirurgia addominale, utilizzo di altri farmaci etc.
  • Esame obiettivo: si ricercano segni di malattie sistemiche, eventuali masse addominali attraverso la palpazione, esame rettale per evidenziare eventuali ragadi, stenosi, sanguinamenti o masse (compresi i fecalomi occludenti), ma anche per valutare il tono anale a riposo, la discesa perineale durante la simulazione dell’evacuazione e la sensibilità rettale
  • Colonscopia: permette di esaminare l'intero colon ed eseguire eventualmente piccoli prelievi di mucosa o asportare polipi
  • Sigmoidoscopia: esame del retto e della parte inferiore (sigma) del colon, richiesta soprattutto in presenza di stitichezza acuta
  • Clisma opaco a raggi X: viene effettuato per via anale tramite l’utilizzo di un mezzo di contrasto (bario) e permette di visualizzare l’anatomia del colon, le sue pareti ed eventuali polipi o diverticoli
  • Manometria anorettale: valuta le pressioni del canale anale a riposo, durante la contrazione volontaria e durante la spinta. Si effettua attraverso l’insufflazione di un palloncino all'interno del retto. Permette inoltre di verificare l'integrità del plesso nervoso nella parete del retto e le soglie di percezione di evacuazione e di urgenza
  • Studio dei tempi di transito intestinale: permette di diagnosticare la stipsi da rallentato transito intestinale. Vengono fatti ingerire piccoli marcatori radio-opachi e dopo alcuni giorni viene eseguito un esame radiologico dell'addome. Quando più dell'80% dei marcatori è stato espulso nel giro di 48 ore e non sono quindi visibili all'immagine radiologica, il transito è definito normale
  • Defecografia: è un esame radiologico che prevede l'opacizzazione delle ultime porzioni del colon (canale anale-retto e sigma) con il bario introdotto per via anale. L'esame permette di valutare la funzionalità dell'apparato anorettale in posizione fisiologica, in termini di capacità di tenuta a riposo e durante la contrazione volontaria, l'efficacia della spinta, la presenza o meno di prolassi e un eventuale abbassamento del piano perineale
  • Test di espulsione del palloncino: spesso utilizzato insieme alla manometria anorettale, questo test misura il tempo necessario per spingere fuori un palloncino che è stato riempito con diversi volumi d'acqua e posizionato nel retto. La diminuita capacità di espellere un palloncino riempito con 150 ml di acqua indica una ridotta capacità di liberare l’intestino
  • Rx addome: viene eseguita nel caso di comparsa acuta di stitichezza, accompagnata da dolori addominali che faccia sospettare la presenza di un'ostruzione intestinale
  • TC: prescritta nel caso di stitichezza acuta per verificare l'eventuale presenza di ascessi intra-addominali e/o tumori
  • Esami di laboratorio: emocromo con formula, ormone stimolante la tiroide, glicemia a digiuno, elettroliti e calcio
  • Esame delle feci: ricerca del sangue occulto nelle feci e calprotectina fecale

Trattamento della stitichezza e prevenzione

Il trattamento della stitichezza, quando questa condizione non origina da una malattia specifica, si basa semplicemente sul cambiamento di:

  • Alimentazione: regolarizzare gli orari dei pasti, introdurre nella dieta alimenti ricchi di fibre, probiotici e un adeguato apporto di liquidi, ridurre l’assunzione di caffè, tè ed alcol, prodotti caseari e carne
  • Stile di vita: ridurre e/o gestire lo stress, fare esercizio regolarmente, dedicare il giusto tempo alle funzioni intestinali senza rimandarle e provare a facilitare l'uscita delle feci poggiando i piedi su uno sgabello basso (altezza di circa 20 cm)
  • Integratori di fibre, lassativi, clisteri: emollienti delle feci, osmotici, stimolanti la motilità intestinale (ad es. agonisti serotoninergici), clisteri con acqua o soluzione ipertonica. Sono da utilizzare con parsimonia, solo se non si riesce attraverso il cambiamento di alimentazione e stile di vita e sempre su indicazione medica
  • Farmaci: interruzione di eventuali farmaci che causano stipsi (sempre sotto controllo medico)

Non dobbiamo però dimenticare che la stipsi può essere anche il sintomo di alcune condizioni patologiche, di conseguenza il trattamento deve prima di tutto curare le patologie o le condizioni che la causano. Potrebbero quindi essere necessarie:

  • Terapia con biofeedback: si impara a contrarre e rilassare in modo corretto i muscoli della parete addominale e del pavimento pelvico (durante la defecazione) grazie all’aiuto del biofeedback
  • Chirurgia: è necessaria di rado nella cura della stitichezza, quando questa condizione è causata da un problema strutturale del colon come l’ostruzione o la stenosi intestinale, il prolasso del retto, il tumore del colon-retto o dell’ano

Complicanze legate alla stipsi

È importante trattare la stitichezza in modo che non si sviluppino complicanze, come:

  • Dolore o prurito rettale
  • Sanguinamento rettale
  • Gonfiore rettale
  • Perdita di sensibilità dentro e intorno all'ano
  • Incontinenza fecale
  • Incontinenza urinaria
  • Prolasso rettale
  • Malattia diverticolare
  • Fecaloma
  • Diarrea
  • Fissurazione anale
  • Danni ai muscoli del pavimento pelvico
  • Emorroidi
  • Ragadi anali
  • Ischemia rettale

Prognosi

Convivere con la stitichezza può condizionare la vita sociale creando disagio e difficoltà.

Articoli correlati

Commento (0)