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Emergenza-Urgenza

Il See and Treat

di Giacomo Sebastiano Canova

Il See and Treat nasce in Inghilterra per rispondere al sovraffollamento dei Pronto soccorso. In Italia è stato strutturato in maniera organica dalla regione Toscana che, con una serie di atti normativi tra cui la Delibera n. 958 del 17 Dicembre 2007, ne ha definito le caratteristiche e gli ambiti di utilizzo.

See and treat: Il trattamento delle urgenze minori

La Delibera in questione prevede il “See and Treat” come modello di risposta assistenziale alle urgenze minori, definite come “casi lievi il cui problema di salute potrebbe essere risolto direttamente all’accoglienza evitando diversi passaggi e procedure”.

All’interno della delibera si possono individuare quali siano i criteri che caratterizzano questa particolare risposta operativa:

  1. dal consueto triage scaturiscono due accessi distinti, uno per i casi più gravi ed uno per le urgenze minori, cui appartiene il “See and Treat” propriamente detto;
  2. esiste un’area “See and Treat”, di solito adiacente al Pronto Soccorso, con personale dedicato;
  3. chi accede al “See and Treat” appartiene a una casistica codificata aderente a una classificazione internazionale (ESI – Emergency Severity Index) che stratifica i pazienti sulla base della loro gravità clinica e complessità assistenziale (ESI livello 4 e 5).
  4. gli operatori addetti al “See and Treat” sono infermieri e medici che hanno svolto un definito percorso formativo regionale ed ottenuto la certificazione di “Infermiere certificato in interventi di primo soccorso” (percorso formativo di 350 ore);
  5. questi pazienti vengono accolti direttamente dal primo operatore disponibile, medico o infermiere, il quale conduce autonomamente tutte le procedure necessarie fino al loro termine.

Il lavoro toscano definisce quindi le problematiche di competenza del “See and Treat”; per ciascuna di queste è definito un protocollo di trattamento che guida il personale nella sua attività in questo particolare area di trattamento del Pronto soccorso. Sono inoltre previsti dei criteri di esclusione che fanno sì che il paziente venga trattato nei normali flussi di Pronto soccorso.

Principali sintomi di presentazione eleggibili al See and Treat (modello toscano)
Problematiche muscolo-scheletriche Contusioni minori degli arti; dolore monoarticolare acuto non traumatico; lombalgia semplice, comune, ricorrente; pronazione dolorosa; torcicollo
Problematiche traumatiche Contusioni minori degli arti; lussazione ricorrente della mandibola; trauma delle dita mano e piedi; intrappolamento nella lampo
Ferite Abrasione; avulsione superficiale punta del dito; rimozione amo da pesca; rimozione anello; rimozione punti di sutura; ferite
Problematiche oftalmologiche Congiuntivite; corpo estraneo congiuntivale; ecchimosi peri-orbitale senza disturbi della funzione visiva; emorragia sotto-congiuntivale; irritazione da lenti a contatto
Problematiche dermatologiche Ciste sebacea; foruncolo; geloni; idrosadenite; infezioni ungueali; dermatite da contatto (eczema); orticaria; pediculosi; puntura di animale marino; puntura di insetti; ritenzione di zecca; ustioni minori; ustioni solari; verruche
Problematiche urologiche Infezioni del tratto urinario inferiore; sostituzione/rimozione catetere vescicale
Problematiche otorinolaringoiatriche Corpo estraneo nel naso; epistassi; otite esterna; rinite; corpo estraneo nell’orecchio esterno; tappo di cerume
Problematiche ginecologiche Test gravidico di esclusione
Problematiche gastroenterologiche Diarrea acuta non ematica isolata; rimozione/sostituzione sondino naso-gastrico; singhiozzo

Aspetti positivi e aspetti negativi del See and Treat

Da una revisione della letteratura pubblicata su “Assistenza Infermieristica e Ricerca” da Bambi, Giusti e Beccatini (2008) sono stati individuati quali siano gli aspetti positivi e negativi di questo modello. In particolare gli aspetti negativi che sono emersi sono:

  • assenza di analisi critica del See and Treat;
  • inappropriatezza dell’utilizzo del personale medico ed infermieristico più esperto per la presa in carico dei pazienti meno urgenti e impegnativi;
  • trattamento dei pazienti come numeri da smaltire e scarsa umanizzazione dell’assistenza;
  • difficile sostenibilità prolungata del sistema a causa della scarsità di risorse professionali;
  • possibile utilizzo di risorse professionali non sempre all’altezza.

Gli aspetti considerati positivi sono risultati essere:

  • la percezione da parte di medici e infermieri della sua utilità nel ridurre i tempi di attesa e migliorare i percorsi dei pazienti;
  • i vantaggi, quando effettuato da personale esperto;
  • l’aumento della soddisfazione del personale.

Questo modello è stato ampiamente dibattuto nella letteratura recente. Innanzitutto in diverse realtà permane la problematica della dimissione, che attualmente deve essere firmata, oltre che dall’infermiere, anche da un medico.

Il See and Treat, inoltre, rivolgendosi a pazienti con bassa complessità e livello di urgenza, esclude un’ampia fetta di pazienti complessi che popolano i Pronto soccorso: in questo modo, il numero di pazienti trattati in quest’area è limitato.

Ci si deve interrogare, dunque, se sia necessaria una revisione dei criteri di eleggibilità dei pazienti che permetta di aumentare il flusso di questi verso quest’area, oppure se valga la pena investire sulle competenze del personale dedicato al See and Treat (che ricordiamo essere composto da professionisti esperti) destinandolo ad altre aree che, in un prossimo futuro, potrebbero essere dedicate a tutti quei pazienti non complicati da un punto di vista clinico ma complessi da un punto di vista assistenziale.

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