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Dolore

Tecniche complementari per il trattamento del dolore

di Francesca Gianfrancesco

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L’utilizzo di terapie non convenzionali, sia quelle alternative che quelle complementari, si è oggi così ampiamente diffuso tanto da diventare una solida realtà che non può essere trascurata dai professionisti della salute. Ogni professionista della salute, compreso l’infermiere, dovrebbe informarsi sulle eventuali terapie non convenzionali utilizzate dal paziente e confrontarsi con lui, facendo chiarezza, alla luce della letteratura disponibile in merito, senza pregiudizi.

Cure complementari alleate dei farmaci nel trattamento del dolore

Le terapie non convenzionali utilizzate per il trattamento del dolore hanno antiche origini orientali, ma il loro utilizzo si è talmente diffuso, anche nella cultura occidentale, che rappresentano oggi una realtà così solida che non può più essere trascurata dai professionisti della salute.

Numerosi studi osservazionali condotti alla fine degli anni ‘90 hanno dimostrato che l’uso della terapia non convenzionale per il trattamento del dolore è ampiamente diffuso soprattutto tra i pazienti oncologici, con una prevalenza media stimata del 31%. Ad oggi sarebbe tra il 37 e l’83%.

Nel 2014 Ucuzal e Kanan spostano la loro attenzione sull’uso della terapia non convenzionale per il trattamento del dolore post-operatorio, dimostrando come aumenti l’impatto degli analgesici. Integrando cure complementari - che hanno un effetto palliativo sul sistema nervoso centrale - ad interventi farmacologici, si riesce ad ottenere un miglior controllo del dolore e una guarigione più armoniosa (Carli e Asenjo, 2003).

Di fronte a tale realtà ogni professionista della salute dovrebbe, già nella fase di anamnesi e raccolta dati, informarsi sulle eventuali terapie non convenzionali utilizzate dal paziente e confrontarsi con lui analizzando le conoscenze dello stesso, generalmente fornite dai media, dal web o da conoscenti, facendo chiarezza, alla luce della letteratura disponibile in merito, senza pregiudizi.

Bisogna quindi proporsi in un’ottica di conoscenza aggiornata e collaborazione affinché le terapie non convenzionali complementari riflettano la loro efficacia nella pratica professionale. E il motivo è piuttosto semplice: il nostro obiettivo deve essere una reale presa in carico olistica del paziente volta al raggiungimento del suo benessere psico-fisico.

Il professionista della salute dovrà essere in grado di analizzare le richieste del paziente, le sue motivazioni, la sua capacità di espressione, le sue strategie di coping e sostenere le sue scelte, integrandolo nel percorso di cura. E questo a volte può significare attuare terapie non convenzionali complementari, che non hanno evidenti controindicazioni se utilizzate unitamente ai classici farmaci e che possono consentire, anche solo per un effetto placebo, una più fiduciosa accettazione della malattia e del percorso di cura.

Differenze tra terapia alternativa e terapia complementare

Attenzione: tra le cure non convenzionali è essenziale distinguere tra terapie alternative e terapie complementari. Le terapie alternative comprendono tutti quei trattamenti non approvati che vengono utilizzati in alternativa ovvero al posto della terapia tradizionale ufficiale.

Una considerazione meritevole di nota è quella di Vickers (Vickers A. Alternative cancer cures: “unproven” or “disproven”? CA Cancer J Clin 2004; 54: 110-8) fatta sul termine “non approvato” (“unproven”) le terapie alternative potrebbero sembrare non approvate poiché prive di evidenze che ne dimostrano l’efficacia e il cui valore terapeutico è quindi ignoto. Vickers sottolinea come invece, molte delle terapie alternative, siano state oggetto di trial clinici, condotti in maniera rigorosa, che ne hanno dimostrato la scarsa o nulla efficacia. Dunque le cure o meglio i trattamenti alternativi non sono “non approvati” ma “disapprovati” (“disproven”). E questa è una differenza sostanziale, non solo semantica.

Le terapie complementari invece trovano il loro impiego in aggiunta alle terapie convenzionali. Le Cure complementari riconoscono come fondamentale la creazione di un ambiente relazionale fra curante e paziente. L’obiettivo non è quello di curare la malattia in sé o di eliminare il dolore ad essa associato, ma è quello di ridurre le sensazioni negative come la paura e il terrore del dolore che accentuano la sofferenza.

Scelta del trattamento complementare: come e perché

Ma cosa spinge un individuo ad usufruire di un trattamento complementare? Richardson somministrò a 266 pazienti oncologici un questionario per capire quali fossero i motivi alla base di tale decisione: il 73% di loro sentivano il bisogno di conservare un sentimento di fiducia. Il 49% riteneva le terapie complementari non tossiche.

Molti di loro erano spinti dalla necessità di possedere un maggior potere decisionale nel loro iter di cura (43%). Molti pazienti inoltre si aspettavano un miglioramento della qualità della vita (76%) e un attenuamento dei sintomi (62%) e 37,5% dei pazienti si aspettava che le terapie non convenzionali curassero la neoplasia.

Cure infermieristiche complementari

Le cure complementari corrispondono dunque ad una presa in carico “olistica” e naturale. Sono utilizzate unitamente alle cure ufficiali, sia mediche che infermieristiche, volte a migliorare il benessere psico-fisico dell’individuo. Certamente l’approccio olistico non è nuovo per l’infermieristica, essendo la base del modello del nursing così come descritto da Nightingale.

Gli infermieri integrano dunque le tecniche complementari nel percorso di cura, avvalendosi ovviamente di saperi e abilità acquisiti durante un percorso formativo specifico. È indispensabile inoltre implementare la ricerca a riguardo, a sostegno dell’evidence-based nursing, già vasta soprattutto grazie agli infermieri statunitensi, inglesi e canadesi.

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