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Dolore

Curare anche senza guarire: il paziente al centro

di Daniela Berardinelli

Dolore

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Che cosa vogliono i nostri pazienti? Essere creduti, ascoltati, supportati, indirizzati, in due parole: ascolto e continuità assistenziale. Su questi due aspetti fondamentali ha puntato il convegno “Malattia Dolore e Rete Territoriale”, di cui il responsabile scientifico è Paolo Notaro, Direttore del Centro Regionale di Terapia del Dolore di II livello dell’ASST Grande Ospedale Metropolitano Niguarda di Milano. Tanti gli argomenti, gli spunti di riflessione ed i take home messages.

Malattia Dolore e Rete Territoriale: la centralità del paziente

Il congresso "Malattia Dolore e Rete Territoriale. Supportare la resilienza del paziente con dolore: curare anche senza guarire" (Milano 29-30 marzo 2019, Ospedale Niguarda) ha apportato una grande novità, che, paradossalmente, ha colpito e segnato tutti i professionisti infermieri e medici presenti nell’aula magna dell’Ospedale Niguarda di Milano: i pazienti.

Coloro che tutti i giorni abitano le nostre corsie e i nostri ambulatori, ma che troppo raramente hanno veramente la possibilità di raccontare la loro storia, da un punto di vista rovesciato, dove il loro vissuto è unico e io, medico, infermiere, tecnico, oss sono qui ad ascoltarti e a farmi portatore della tua voce.

Questo racconto dal vivo è stato un vero esempio di centralità del paziente. Si è partiti dai bisogni quotidiani dei nostri pazienti nella gestione del dolore e si è arrivati a parlare nello specifico di clinica, farmacologia, chimica, tutte discipline che ruotano intorno alla malattia dolore.

Definiamo il dolore malattia e non più “semplice” sintomo, in quanto il suo perdurare nel tempo sfocia poi nella cronicità e lo porta ad essere tale, a tal punto che il paziente stesso vive nella memoria del suo dolore.

Come possiamo tradurre nella pratica clinica la nostra assistenza ai pazienti? Con un patto terapeutico che si fondi sulla relazione, comunicazione e formazione al fine di garantire la migliore qualità di vita possibile.

Più volte ho sentito dire dai pazienti che hanno avuto il coraggio di portare la loro testimonianza, che si sono sentiti abbandonati, non hanno trovato risposte, conforto ed il percorso di cura è stato lungo e faticoso, ma possibile poi solo grazie al sostegno delle tante agognate figure di riferimento medico-infermieristiche.

La medicina si evolve continuamente e noi dobbiamo stare al passo; questo convegno ha offerto un panorama esaustivo sulle nuove formulazioni di analgesici ed il loro utilizzo, sulle interazioni farmacologiche in età senile, sul dolore nel bambino, sul ruolo in avanscoperta della nutraceutica fino a giungere all’evidence based medicine e alla cannabis terapeutica.

La tecnologia, l’innovazione (l’health technology assessment), gli strumenti di governo clinico (i Percorsi Diagnostico Terapeutici Assistenziali, PDTA) possono esserci di supporto e la creazione di applicazioni per smartphone e PC facilitano l’incontro tra i bisogni di salute del cittadino, il curante e lo specialista che dovrà prenderlo in carico.

Nuove frontiere di trattamento sono in fase di studio, quali la neurostimolazione elettrica, la radiofrequenza e la crioneuromodulazione in un continuum fino ad arrivare dall’altra parte della sponda per esplorare i benefici della terapia complementare a base di agopuntura, fitoterapia, omeopatia, osteopatia e ginnastica.

I pazienti hanno imparato a sviluppare una resilienza al dolore, sta a noi supportarli ed assisterli al meglio delle nostre potenzialità; questa deve essere la nostra mission di crescita umana e professionale.

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