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responsabilità professionale

Se il paziente cade, la colpa è dell'infermiere o dell'Oss?

di Giacomo Sebastiano Canova

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Una caduta è definita come il raggiungere involontariamente con il corpo il pavimento o un’altra superficie a livello inferiore rispetto alla posizione eretta senza alcun intervento di una forza esterna. Le cadute rientrano tra gli eventi avversi più frequenti nelle strutture sanitarie e possono determinare conseguenze immediate e tardive anche gravi fino a condurre, in alcuni casi, alla morte del paziente.

Se il paziente cade, di chi è la responsabilità?

paziente in barella

La raccomandazione ministeriale n. 13 del 2011 per la “Prevenzione e la gestione della caduta del paziente nelle strutture sanitarie”  stima che circa il 14% delle cadute in ospedale sia classificabile come accidentale, ovvero possa essere determinato da fattori ambientali (es. scivolamento sul pavimento bagnato), l’8% come imprevedibile, considerate le condizioni fisiche del paziente (per esempio un improvviso disturbo dell’equilibrio), e il 78% rientri tra le cadute prevedibili per fattori di rischio identificabili della persona (è il caso di un paziente disorientato o con difficoltà nella deambulazione).

Si evidenzia dunque come gran parte dei casi di caduta possa essere prevenuto e, dunque, evitato. L’individuazione del profilo di responsabilità dei sanitari a seguito di questo evento avverso è molto discusso sia in letteratura sanitaria che in letteratura giuridica.

Il riconoscimento della responsabilità non è cosa semplice, in quanto tutti i sanitari, in base al loro profilo di competenze, possono essere ritenuti responsabili della caduta di un paziente; a complicare questo processo vi è anche la singolarità di ciascun caso, che spesso è difficile generalizzare e che quindi deve essere esaminato singolarmente.

Provando a ricercare un filo conduttore, da un punto di vista giuridico, in caso di caduta di un paziente è necessario individuare l’operatore la cui condotta attiva o omissiva abbia causato l’evento. In merito, mentre è facile individuare le responsabilità nel caso in cui cada un paziente che non è in condizioni di deambulare autonomamente mentre viene trasportato su una barella, carrozzina o comunque mentre è aiutato a spostarsi dal personale sanitario, meno immediato è individuare il soggetto responsabile nei casi in cui i pazienti si procurino lesioni da caduta in assenza di personale sanitario nelle loro immediate vicinanze, poiché in questo caso può sussistere una responsabilità colposa dell’operatore di tipo omissivo determinata dalla mancanza vigilanza del paziente.

In questo caso, di chi è la responsabilità della vigilanza dei pazienti? Dell’infermiere? Dell’Oss? Del medico? Della struttura?

In letteratura non esiste una risposta univoca, ma leggendo diverse sentenze della Corte di Cassazione (che ricordiamo essere fonte di diritto e quindi legislazione a tutti gli effetti) si può affermare come ciascuna di queste figure possa essere individuata come co-responsabile della caduta di un paziente non sorvegliato.

Nel caso in cui si dimostri una inadeguata manutenzione dell’area della struttura sanitaria, ad esempio, la responsabilità oggettiva ricade sul proprietario del bene, ovvero la struttura stessa (Cass. n. 6515 del 2 aprile 2004).

Per quanto attinente al personale sanitario, la tipologia rilevante di casi comprende i pazienti che per le loro condizioni di salute necessitano di essere contenuti e/o controllati al fine di evitare che si procurino lesioni.

Se la prescrizione di contenzioni fisiche e farmacologiche è compito medico, la responsabilità dell’operatore si configura spesso per la sua condotta omissiva, ovvero determinata dalla mancanza vigilanza del paziente. Per quanto concerne le contenzioni, ricordiamo però come l’infermiere debba operarsi “affinché il ricorso alla contenzione sia evento straordinario, sostenuto da prescrizione medica o da documentate valutazioni assistenziali” (Art. 30 Codice Deontologico). Se dunque un paziente risulti essere fortemente a rischio di caduta e vi siano le valutazioni assistenziali sufficienti per rendere necessario l’utilizzo di manovre contenitive anche senza la prescrizione medica, il non mettere in atto queste misure potrebbe configurare una responsabilità omissiva. Va tenuto altresì conto, in questo caso, di quanto normato dall’art. 54 c.p., il quale afferma che non è punibile chi ha commesso il fatto per esservi stato costretto dalla necessità di salvare sé od altri dal pericolo attuale di un danno grave alla persona, pericolo da lui non volontariamente causato, né altrimenti evitabile, sempre che il fatto sia proporzionato al pericolo. Si agisce, in questo caso, per “stato di necessità”.

Questo in quanto una corretta e dimostrabile pianificazione di suddette attività permette di individuare i fattori di rischio di caduta e di mettere in atto interventi preventivi volti a tutelare sia i pazienti che il personale sanitario e la struttura stessa che, nel caso in cui abbiano messo in atto tutti i comportamenti che erano a loro disposizione, difficilmente potranno essere responsabili degli esiti di una caduta che, in questo caso, rientrerebbe tra gli eventi accidentali e quindi non preventivabili.

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Commenti (5)

paola.capuano

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1 commenti

Scala di Conley: siamo sicuri?

#5

In realtà, secondo studi recenti*, anche se la scala di Conley è uno degli strumenti di valutazione più usati, ha una sensibilità del 69% e una specificità del 41% nell'individuazione dei pazienti a rischio di caduta. Inoltre è stato messo in evidenza come il riscontro di un paziente non a rischio secondo la scala di Conley, potrebbe provocare un abbassamento dei livelli di attenzione nei suoi confronti. Si raccomanda, invece, di procedere a una valutazione individualizzata sul paziente
basata su guide o schede di orientamento al processo di assessment che si integri con un piano di interventi preventivi.
*Falls, Assessment and prevention of falls in older people. NICE Clinical Guideline 161 (2013).

Twilight

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Linee guida prevenzione delle cadute

#4

Se può interessare la Regione Lazio ha pubblicato delle specifiche linee guida per la prevenzione delle cadute, di seguito il link: https://www.regione.lazio.it/binary/rl_sanita/tbl_contenuti/Det_G12356_Piano_regionale_prevenzione_cadute.pdf

brusati

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ciro78

#3

Esattamente Ciro. Hai ragione.
Ma in Italia sembra che l'unico modo per garantire la privacy e la tranquillità sia quello di mettere un pz per ogni stanza!
Ottima la tua testimonianza.

Ciro78

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Assurdo

#2

Lavoro come infermiere ormai da anni nella "superavanzatissima" inghilterra. Sarei un falso ad affermare che i pazienti qua non cadono, cadono anche qua e parecchio, ed anche qua si vanno sempre a ricercare le colpe. Le differenze sono però di carattere basilare e vanno a rendere la vita degli operatori dell'assistenza più semplice. Innanzitutto la contenzione non é un atto medico; per caritá, non ho mai visto nessuno legato ad un letto, ma le bandine alzate le hanno tutti e la decisione viene presa dall'infermiere responsabile dell'assistenza per motivi di necessitá (parlo ovviamente per esperienza dell'ospedale in cui lavoro, perché le differenze nella policy fra ospedale ed ospedale sono anche molto marcate). Un' altra differenza che mi permette di evitare le cadute con efficacia é di carattere strutturale: ci sono stanzoni da dieci persone,le cosiddette bay, ed io,da responsabile della bay, passo tutto il mio turno nel raggio di 7 metri, quindi se qualcuno si alza lo vado a prendere di scatto (la privacy é garantita da tende di separazione quando si va dal paziente).Non penso proprio che riuscirei a garantire l'incolumitá di 10 pazienti magari affetti da demenza dovendo saltare da una stanza all'altra. Penso che le leggi vadano adeguate alla realtá e che si debba sempre partire dalle cose che effettivamente si hanno per parlare di responsabilitá. Mi metti nelle condizioni di evitare le cadute dei pazienti (come sono io in questo momento)? Allora possiamo parlare di responsabilitá e sono pronto ad assumermi tutte le mie colpe. Non mi metti nelle condizioni di farlo? Allora non sono affari miei. Se sono responsabile di 20 pazienti in 10 stanze allora non sarà mai e poi mai colpa mia

brusati

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8 commenti

Il mio parere.

#1

Chi ha redatto l'articolo ha dimostrato di essersi preparato benissimo sull'argomento.
Ma ha redatto il classico articolo politicamente corretto.

Secondo me, secondo la mia ultra trentennale esperienza, si deve ricercare un responsabile di ogni caduta in struttura sanitaria per un solo motivo. Perché oggi si entra in una struttura sanitaria non per essere curati, guariti, ma nella speranza che qualcosa vada storto per arricchirsi sulle/alle spalle della struttura o dell'operatore.

Tralascio le cadute avvenute durante la movimentazione del paziente perchè in questo caso è relativamente facile individuare il responsabile.
In tutte le altre cadute si vuol far credere che, compilando adeguatamente una scala (la Conley sembra essere la più indicata o la più in voga, ma ne esistono altre), si possano adeguatamente individuare i soggetti a rischio.
Peccato che non tutti i soggetti a rischio cadano, peccato che anche quelli non a rischio cadano.
Se poi il soggetto è a rischio ed è caduto allora caccia al responsabile. Caccia a chi non ha fatto qualcosa per evitare che ciò accadesse
Attuare misure contenitive può essere deontologicamente o penalmente scorretto. Quindi non si applicano.
La butto lì come puro e semplice esempio, non sono un sostenitore di questa pratica.
Legare un paziente al letto è deontologicamente e penalmente scorretto e va bene.
Si dice che non esiste evidenza scientifica che un pz legato non cada. Non so quanto possa essere vera questa affermazione. Ma se è legato, non credo possa cadere.

Per quanto concerne l'omissione di controllo, per poterlo effettuare dovrebbe esserci un piantone in ogni stanza. E non credo che questo sia fattibile soprattutto dal punto di vista economico.
Infatti, l'unica possibilità che ha una qualunque attività di risparmiare è quella di agire sui costi del personale.
Non potendo quindi soddisfare questa caratteristica (una persona in ogni stanza) non credo che sia mai possibile risalire a chi sia responsabile di una caduta.