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Piede Diabetico

In Italia i migliori indicatori di esito un esempio da esportare

di Marco Alaimo

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Il piede diabetico un problema per tutti coloro che già affrontano una delle patologie croniche con maggiore complessità e interessamento multiorgano. Il diabete è stato descritto come la "malattia del secolo" e molti anche giovani ne sono colpiti come abbiamo raccontato nel nostro articolo " Il diabete e la mia vita: una relazione possibile".

Prevenzione ed educazione alla cura del piede diabetico e presa in carico precoce con un team specifico e multidisciplinare

Roberto Anichini, direttore della unità operativa aziendale di diabetologia della Azienda ASL3 di Pistoia e coordinatore nazionale del Gruppo di Studio Piede Diabetico ci racconta quali sono le evoluzioni e gli obiettivi del gruppo multidisciplinare e come è stato possibile raggiungere dei risultati cosi eccellenti, un orgoglio per tutta l'Italia.

La regione Toscana ha l’esito più favorevole per amputazioni degli arti inferiori ai pazienti diabetici, e i centri di diabetologia della ASL3 in ambito regionale si sono sempre collocati con risultati più che positivi frutto di un percorso iniziato fin dal 1999, interessante il gruppo multidisciplinare specialistico costituito dai medici diabetologici, dagli infermieri specializzati, dal podologo, integrato dal chirurgo ortopedico e dal cardiologo.

Dr. Roberto Anichini

Dr. Roberto Anichini

Che scopo si prefigge come coordinatore nazionale Piede Diabetico?

Come coordinatore eletto del gruppo SID-AMD sul piede diabetico il mio orientamento sarà insieme all' attuale coordinatore e all' attuale gruppo di coordinamento, nei prossimi quattro anni di valorizzare e incentivare le esperienze già in atto nel nostro paese. Molti gruppi si occupano di piede diabetico, si tratta di rendere diffuse tali esperienze rendendole omogenee su tutto il territorio nazionale, cercando di consolidare l’Italia come un punto di eccellenza a livello internazionale per l’assistenza al piede diabetico ma anche per la ricerca (epidemiologica, clinica terapeutica).

L’Italia è uno tra i paesi nel mondo che negli ultimi decenni hanno ottenuto i migliori indicatori di esito per quanto riguarda il piede diabetico, possiamo affermare che negli ultimi 20 anni ha raggiunto e superato l’obiettivo della riduzione delle amputazioni gli arti inferiori del 50% come auspicato dalla San Vincent Declaration del 1989.

Non sempre riusciamo a valorizzare che questo è il frutto di un lungo lavoro dei precedenti gruppi di coordinamento in termini di formazione di centinaia di professionisti (medici chirurghi, podologi infermieri e tecnici ortopedici) e di implementazione di linee guida condivise sulla prevenzione, diagnosi e cura del piede diabetico, in tutti i suoi aspetti.

Nella Asl 3 di Pistoia si conta il minor numero di amputazioni al piede: come avete raggiunto questo obiettivo?

Questo obiettivo è stato raggiunto attraverso un lungo periodo iniziato alla fine degli anni 90 con l’implementazione delle linee guida internazionali sul trattamento del piede diabetico con la partecipazione congiunta e la collaborazione tra professionisti diversi, sia sul territorio con i medici di medicina generale che nelle strutture ospedaliere con il ruolo trainante della diabetologia insieme a un gruppo multidisciplinare e multi professionale (diabetologo, ortopedico, chirurgo vascolare emodinamista interventista, dermatologo,podologo, infermiere e tecnico attività motoria) che ha organizzato per ogni cittadino diabetico, un vero e proprio tragitto personalizzato, sia in una condizione a rischio ulcerativo sia quando presentava una vera e propria lesione, prendendo in in carico il paziente, secondo semplici parole d'ordine che si possono riassumere in: prevenzione ed educazione alla cura del piede, diagnosi precoce delle lesioni, presa in carico precoce di un team specifico e multidisciplinare (diagnosi, terapia e follow up, continuità assistenziale).

ispezione giornaliera del piede

ispezione giornaliera del piede

Con i miei collaboratori amiamo dire che "nella nostra azienda ad ogni singolo diabetico vengono ispezionati almeno una volta l'anno i piedi, nel tentativo di prevenire le lesioni e di educarlo all' autocura e alla ispezione quotidiana" .

Infatti la sorveglianza e l'azione sul territorio, con una diagnosi precoce , una presa in carico del paziente da parte di un team ospedaliero multidisciplinare (seguendo specifici Piani Diagnostici Terapeutici Assistenziali condivisi (PDTA) fino all’avvenuta guarigione insieme ad una azione capillare educativa e formativa sul rischio piede diabetico in tutti i diabetici, ci ha permesso di ridurre le nuove diagnosi di piede diabetico del 30 % in 5 anni e ci ha fatto ottenere negli anni uno dei migliori risultati nazionali e internazionali in termini di riduzione delle amputazioni maggiori di agli arti inferiori, nell’ ambito di una regione, la toscana, che pure ha il minor numero di amputazioni in Italia.

Quale il ruolo del Gruppo Multidisciplinare nella cura al piede diabetico?

Come già scritto il piede diabetico è il prototipo dell’assistenza integrata multidisciplinare, anzi solo dove esistono PDTA integrati tra professioni diverse e tra specialisti diversi riusciamo ad avere i migliori indicatori di salute; seguendo questa logica ogni professionista è fondamentale nel rispettivo ruolo all' interno del piano diagnostico terapeutico assistenziale e tutti concorrono a livelli diversi alla prevenzione alla diagnosi e cura del paziente con Piede Diabetico.

Possibile portare il modello in tutta Italia?

Credo che in chi si occupa di piede diabetico il modello del team sia nel genoma stesso, ognuno di noi sa che "non basta fare una brillante diagnosi", un precoce ed efficace trattamento se non esiste una vera continuità assistenziale e di intervento educativo e preventivo dove ogni specialista in maniera differenziata ma condivisa può contribuire a raggiungimento dell’obiettivo.

Uno dei nostri obiettivi, come gruppo di studio nazionale, sarà l’omogeneizzazione sul tutto il territorio nazionale, pur nelle differenze assistenziali regionali, di tale approccio. Unificare le procedure educative diagnostiche e terapeutiche può ridurre l’impatto di questa complicanza, che è prima di tutto sociale per le tragiche conseguenze sul paziente e i suoi cari, ma anche economica, il 25 % del costo sanitario nei diabetici è dovuto alla cura del Piede diabetico e il 5% di tutte le spese sanitarie globali sono dovuti ai pazienti con PD.

L'ultimo accenno, lo vorrei dedicare per un appello ai nostri governanti che devono continuamente rivedere i LEA, i risultati italiani sono il frutto di un lavoro lungo anni di educazione e di formazione di pazienti e professionisti alla prevenzione primaria e secondaria delle lesioni al piede, attraverso ad esempio la scelta di adeguate calzature preventive e terapeutiche.

una parte del Team multidisciplinare

Una parte del Team multidisciplinare

Bene, queste opportunità per ragioni economiche sembrano essere messe in discussione, sarebbe troppo semplice ricordare che il costo medio per la guarigione di una ulcera in un piede diabetico varia dai 10,000 ai 25.000 euro e che un paziente amputato di gamba costa circa 40,000 euro anno, il diabete cresce nel mondo in maniera esponenziale, cosi che l'unico modo per combattere le complicanze della malattia tra cui quella cosi devastante come il piede diabetico, è la prevenzione e questa si fa con l'educazione terapeutica del cittadino diabetico ma anche con presidi terapeutici idonei ed alla portata di tutti quelli che sono a grave rischio ulcerativo.

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