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Il piede di Charcot

di Daniela Berardinelli

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Il piede di Charcot è un’espressione del piede diabetico in cui, per effetto della neuropatia e del carico anomalo sulle ossa del piede, si determinano notevoli alterazioni nella forma di queste ultime. Dal punto di vista strutturale il piede di Charcot si caratterizza per una grave alterazione dei normali rapporti osteoarticolari che possono comportare vari gradi di deformità del piede e possibile presenza di ulcerazioni e fratture.

Cos’è il piede di Charcot e come si manifesta

Il piede di Charcot (neuroartropatia) è un'espressione del piede diabetico

Charcot descrisse oltre un secolo fa questa particolare condizione neuroartropatica che colpisce i piedi, ma solo successivamente fu associata al diabete.

Anche se è trascorso molto tempo le cause di questa grave complicanza non sono ancora del tutto chiare, (ciò può dipendere dal fatto che gli studi effettuati sono stati condotti principalmente su piccoli campioni selezionati), ma sembrano essere associati una serie di fattori meccanici, neuropatici e vascolari, ai quali possono concorrere traumi ripetuti, alterazioni del metabolismo osseo e una disregolazione del processo infiammatorio.

La mancata o parziale percezione degli stimoli dolorosi nei pazienti con neuropatia diabetica periferica può sottoporre le articolazioni del piede a lesioni da stress, che possono innescare il processo di Charcot.

All’esame obiettivo il piede di Charcot si presenta gonfio, caldo, arrossato ed eritematoso; l’edema talvolta può estendersi anche alla caviglia. Generalmente colpisce un solo piede, ma occasionalmente può essere anche bilaterale e una storia di micro traumi ripetuti è spesso presente.

Mediamente i pazienti riferiscono la presenza di dolore associato a tale condizione, ma l’intensità è sempre minore di quanto ci potremmo aspettare proprio per l’alterata percezione data dalla neuropatia stessa.

Il dolore può essere da moderato ad accentuato e spesso i segni di infiammazione locale sono gli unici che sottendono un danneggiamento a livello delle ossa e delle articolazioni. Il sospetto clinico di neuroartropatia di Charcot dovrebbe insorgere ogni qualvolta un paziente diabetico si presenti con un piede gonfio.

Diagnosi di piede di Charcot

Un’attenta valutazione clinica, radiografica e un’anamnesi accurata permettono di diagnosticare la patologia ed escludere possibili diagnosi differenziali come artrite settica, cellulite, gotta, osteomielite, trombosi venosa profonda.

La maggior parte di pazienti affetti da neuroartropatia di Charcot ha un’età compresa fra i 50 e i 60 anni, con una prevalenza fra lo 0.08-13% delle persone con diabete, tuttavia la prevalenza reale è probabilmente maggiore per una diagnosi errata o tardiva.

Un ritardo nella diagnosi può provocare gravi complicanze come debilitanti deformità strutturali del piede che, associate alla neuropatia sensitivo-motoria tipica di questa complicanza, aumentano notevolmente il rischio di ulcerazione fino all’amputazione.

Stadiazione neuroatropatia di Charcot secondo Eichenholz

La Classificazione di Eichenholz distingue quattro stadi di neuroatropatia di Charcot.

Stadio 0 (infiammazione),
detta anche Charcot in situ o
pre fase 1
Fase 1
detta: di sviluppo
Fase 2
detta: di coalescenza
Fase 3
detta: di ricostruzione
Caratterizzata da eritema, edema e calore, senza anomalie strutturali.
Una radiografia eseguita in questo momento della patologia non evidenzierebbe alcuna anomalia ossea.
Tuttavia, se l’instabilità, lo stress meccanico e l’infiammazione persistono, questa fase
può passare improvvisamente a quella successiva
È caratterizzata da riassorbimento osseo, frammentazione delle ossa
e lussazione dei rapporti articolari.
Gonfiore, calore e rossore persistono, ma in questo momento compaiono
alterazioni radiografiche più o meno evidenti
È caratterizzata da fenomeni di consolidamento osseo,
osteosclerosi e di fusione che seguono i precedenti fenomeni di distruzione ossea
È caratterizzata da osteogenesi, diminuzione dei fenomeni di osteosclerosi
e di incremento progressivo di quelli di fusione.
Con il verificarsi dei fenomeni di guarigione, rimodellamento e formazione di nuovo osso le deformità del piede diventano permanenti.

Non esistono marcatori specifici per la diagnosi di piede di Charcot se non gli indici di flogosi comuni (leucocitosi ed un elevato valore di proteina C reattiva).

Gli studi di imaging possono essere utili per la formulazione e conferma della diagnosi, tuttavia il solo reperto radiografico può non essere significativo e non evidenziare segni di fratture rendendo necessario l’ausilio di una TAC o RMN.

Per la conferma della diagnosi può essere necessario ripetere gli esami radiologici a distanza di 2-3 settimane dall’insorgenza della sintomatologia per ricercare i segni osteoarticolari tipici della patologia e descritti nella classificazione precedentemente illustrata.

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