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Educazione terapeutica e diabete: cura e igiene del piede

di Sara Di Santo

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La persona con diabete deve affrontare numerose problematiche ad esso correlate nella vita di tutti i giorni. La giusta cura dei piedi è una di queste e l’educazione terapeutica a riguardo è fra i primi aspetti che l’infermiere considera.

La salute del diabetico passa anche dai piedi

pide diabetico

Prevenzione complicamze del piede diabetico

Il diabete mellito è una sindrome che porta con sé una lunga serie di complicanze reali e potenziali. La persona con diabete è portatrice di una patologia che non ha una cura risolutiva, perciò prevenzione e identificazione tempestiva delle complicanze costituiscono dei veri e propri interventi salvavita.

L’educazione alla cura dei piedi è necessaria per tutti gli individui diabetici e deve essere tarata in base alla situazione personale di ciascuno, sia dal punto di vista di avanzamento della patologia, sia da quello dell’istruzione e del contesto sociale d’appartenenza.

Una corretta cura dei piedi del diabetico è fondamentale per tenere sotto controllo lo stato della cute che può aver perso sensibilità e, quindi, incorrere in lesioni facilmente infettabili.

Anche le lesioni apparentemente più banali possono rappresentare un rischio molto elevato per il diabetico, il quale convive con un elevato livello di glucosio nel sangue, fattore che favorisce la crescita batterica.

Ricordando che l’educazione terapeutica è parte integrante del processo di assistenza e nasce per permettere al paziente di acquisire le capacità e le competenze che lo aiutino a convivere nel miglior modo possibile con la sua patologia, l’infermiere lo educa a:

  • ispezionare quotidianamente la cute dei piedi, ponendo particolare attenzione alla pianta, agli spazi più angusti fra un dito e l’altro e alle unghie; in caso di deficit motori e/o della vista, l’infermiere suggerisce tecniche per ovviare a tali limiti (ad es. servirsi di uno specchietto per osservare punti difficilmente raggiungibili, servirsi delle proprie capacità tattili per individuare aree insolitamente ruvide, callose o calde, chiedere l’aiuto di un caregiver ove possibile e/o necessario);
  • effettuare il lavaggio dei piedi una volta al giorno usando un sapone delicato e acqua che non superi i 37°C, prestando particolare attenzione alle zone interdigitali e sottoungueali;
  • evitare di tenere i piedi a bagno troppo a lungo, poiché questa pratica potrebbe favorire macerazioni cutanee e infezioni;
  • asciugare con cura i piedi utilizzando un panno di cotone delicato o di lana d’agnello, prestando nuovamente attenzione agli spazi interdigitali;
  • applicare crema idratante delicata e priva di profumazione, questa volta evitando la zona interdigitale;
  • utilizzare forbici dalla punta arrotondata e limette di cartone per regolare le unghie che non dovranno risultare né troppo lunghe né troppo corte e con i bordi esterni regolari e stondati;
  • non rimuovere in maniera autonoma calli o duroni, ma rivolgersi ad un professionista competente (podologo)
  • evitare di camminare a piedi nudi e di avvicinare i piedi a fonti di calore, poiché l’alterata sensibilità periferica potrebbe inavvertitamente portare a lesioni;
  • usare calzini traspiranti, senza cuciture né rammendi, senza elastici rigidi e di colore chiaro per rendere più facile l’individuazione di eventuali sanguinamenti;
  • utilizzare scarpe comode, della giusta misura, chiuse e traspiranti, controllandone sempre l’interno prima di indossarle (in caso di deformità del piede, indossare scarpe su misura e utilizzare, ove necessario, una soletta che distribuisca la pressione su una superficie più vasta della pianta);
  • controllare i piedi più volte durante l’arco della giornata, soprattutto se si stanno utilizzando scarpe nuove;
  • avvisare in maniera tempestiva il medico di riferimento in caso di comparsa di complicanze.

Diversamente dalla semplice informazione, che è una sorta di sentenza che il destinatario riceve in maniera passiva, quello educativo è un processo e, come tale, si declina in base al progredire dell’apprendimento dell’assistito.

Ciò significa che l’infermiere, insieme all’assistito stesso, condividerà e valuterà gli obiettivi raggiunti, quelli ancora da raggiungere, le fasi da percorrere e le eventuali modifiche da apportare al progetto educativo.

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