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Prima il secondo e poi il primo, questo il segreto della dieta anti-diabete

di Redazione

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In occasione del 26° Congresso nazionale la Società Italiana di Diabetologia ribadisce l'importanza della riduzione dei picchi glicemici post-prandiali

RIMINI. La lotta al diabete si combatte a tavola, ha i sapori della dieta mediterranea e capovolge la struttura del menù: il primo piatto diventa il secondo e viceversa, perché assumere proteine e lipidi prima dei carboidrati aiuta a domare la glicemia evitando il repentino innalzarsi della stessa dopo i pasti.

 Questo è quanto emerso oggi a Rimini, nel corso della conferenza stampa del 26° Congresso Nazionale della Società Italiana di Diabetologia (SID) relativamente al ruolo dell'alimentazione nella gestione della patologia diabetica.

Giorgio Sesti durante la conferenza stampa del 5 maggio 2016.

Giorgio Sesti durante la conferenza stampa del 5 maggio 2016.

A riscrivere il menù è il probabile futuro presidente Giorgio Sesti che ha spiegato quanto siano dannosi per l'endotelio i picchi glicemici post-prandiali, quelli che si registrano nell'arco della prima ora, ora e mezza successiva ai pasti, per intenderci.

"L'iperglicemia post-prandiale - prosegue Sesti - scatena reazioni infiammatorie e stress ossidativo che sono i danni più gravi per i vasi e per tutto il tessuto endoteliale, che è il più presente nel nostro organismo".

Fondamentale, dunque, ridurre i picchi glicemici e per farlo è meglio invertire l'ordine delle portate alle quali siamo abituati noi italiani; la dieta mediterranea, che non a caso è inserita nella lista dei patrimoni culturali e immateriali dell'umanità dell'Unesco, resta la migliore possibile, ma occorre un uso educato delle quantità delle porzioni e dell'avvicendarsi delle portate che la compongono.

"La dieta costituisce un vero e proprio strumento terapeutico che affianca la terapia farmacologica durante tutto il decorso della malattia diabetica", chiarisce Sesti; una dieta ponderata, infatti, non solo evita brutte sorprese da parte dell'ago della bilancia, ma permette anche di "migliorare il controllo glicemico e di prevenire eventi cardiovascolari attraverso la riduzione dei fattori di rischio", tra i quali in primis la pressione alta o i livelli eccedenti di grassi nel sangue.

Interessante l'appunto dello specialista che ha precisato come non debba essere la persona a subire la malattia e ad adattarsi ad essa, ma come sia importante fare in modo che la patologia venga integrata nello stile di vita della persona, con il minimo impatto possibile in termini di rinunce e confini.

Mangiare sano, dunque, ma senza sacrificare il gusto è possibile; iniziare il pasto con una portata di proteine e lipidi (con attenzione ai lipidi, che non siano di origine animale; ottimo, invece, l'olio d'oliva che contribuisce a rallentare il passaggio intestinale) e proseguirlo con un piatto di pasta riduce di circa il 30% il picco glicemico post-prandiale.

E' noto da tempo che la dieta mediterranea sia cardioprotettiva, ma stando ai dati di due studi presentati al meeting romagnolo, ha anche funzione anti-infiammatoria e di ringiovanimento delle arterie grazie al veloce ricambio delle cellule che le foderano internamente.

"Via libera dunque a frutta e verdura, specie a foglia (bieta, spinaci, broccoletti e cicorie compresi i radicchi) e ortaggi a radice (carote, barbabietole, rape) - elenca Sesti - ma anche a pomodori e carciofi, veri e propri nutraceutici. Come fonte di carboidrati preferire vegetali, legumi, frutta e cereali integrali, mentre sono da limitare pane bianco, pizza e pasta".

L'obiettivo è quello di introdurre alimenti che rallentino lo svuotamento gastrico, meccanismo che se da una parte consente di tenere a bada i livelli di glicemia, dall'altra contribuisce alla perdita, seppur in piccole quantità, di calorie legata al processo stesso di digestione.

Vediamo in breve quali sono gli accorgimenti da adottare per servire un pasto anti-diabete del quale possono giovare anche tutti i soggetti considerati non a rischio di sviluppare tale patologia.

ANTIPASTO CARBO-FREE. Per non sbagliare l'importante è partire con il piede giusto e lo dimostra un piccolo studio dell'università di Pisa, condotto su 8 pazienti con diabete di tipo 2 ben controllato, a cui sono stati serviti 50 grammi di parmigiano, un uovo sodo e acqua, prima di essere sottoposti a test del carico orale di glucosio. La conclusione è che iniziare con un antipasto a base di proteine e lipidi migliora sensibilmente la tolleranza ad un successivo pasto ricco di glucidi in pazienti con diabete mellito di tipo 2.

MEGLIO IL SECONDO PRIMA DEL PRIMO. Lo stesso gruppo di ricercatori pisani, del Dipartimento di medicina clinica e sperimentale, ha verificato su 17 pazienti con diabete 2 che modificare l'ordine di ingestione dei nutrienti (prima proteine e lipidi, poi i carboidrati) migliora la risposta glicemica a un successivo carico orale di glucosio, rallentando l'assorbimento intestinale dello zucchero, potenziando la funzione delle beta-cellule pancreatiche preposte alla fabbricazione di insulina, con un metabolismo più favorevole dell'ormone stesso.

PESCE AZZURRO CORAZZA PER LE ARTERIE. Un esperimento su 17 diabetici di tipo 2, condotto dai centri ricerca di Assoittica e Federpesca, ha valutato l'effetto di un pasto a base di acidi grassi omega-3 sui livelli di ossido nitrico allarga-arterie (NO) e sulla funzione dell'endotelio che riveste internamente i vasi. Confrontando la reazione alla somministrazione di un secondo a base di alici (circa un etto e mezzo) con quella di uno costituito da 60 grammi di bresaola, gli autori hanno concluso che rispetto al piatto di terra quello di mare è in grado di contribuire a ridurre il rischio di aterosclerosi, per mezzo di una maggiore produzione di NO e una migliore funzione endoteliale immediatamente dopo l'assunzione del pasto.

OLIO D'OLIVA DOMINA-GLICEMIA. Uno studio dell'università Federico II di Napoli ha voluto verificare su 13 pazienti con diabete di tipo 1 se anche la qualità dei grassi, oltre alla quantità, e la loro interazione con i carboidrati possano influenzare la riposta glicemica post-prandiale. Il risultato è che usare l'olio d'oliva per condire un pasto ad alto contenuto glicemico 'lima' il picco di zuccheri nel sangue che si verifica invece nei pasti ricchi di burro o nei pasti a basso contenuto di grassi.

DIETA MEDITERRANEA ELISIR DI GIOVINEZZA CARDIOVASCOLARE. Uno studio effettuato dai ricercatori della Seconda Università di Napoli è andato a valutare gli effetti della dieta mediterranea sulla capacità rigenerativa dell'endotelio nei soggetti con diabete di tipo 2. Lo studio si è concentrato sulla possibilità che la dieta mediterranea influenzi i livelli circolanti di cellule progenitrici endoteliali (EPCs) nei pazienti con diabete di tipo 2 e se questo effetto si mantiene nell'arco di 4 anni di follow-up. Le conclusioni dello studio dimostrano, da un lato, che la dieta mediterranea influenza le capacità rigenerative delle arterie, aumentando il livelli circolanti di cellule progenitrici endoteliali. Inoltre, hanno calcolato che mangiare secondo il regime mediterraneo riduce del 37% la proteina C reattiva (Pcr, spia di infiammazione) e aumenta del 43% l'adiponectina (un ormone 'buono' per cuore e vasi).

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