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Il ruolo dell'oss nell’alimentazione del paziente con disfagia

di Valentina Salsano

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La disfagia è l’alterazione di una o più fasi della deglutizione, non è una malattia, ma il segno di una malattia. Il termine disfagia deriva dal greco antico e indica una difficoltà a deglutire.

Disfagia, cosa fare durante e dopo la somministrazione degli alimenti

imboccare anziano

Techiche oss per assistenza paziente con disfagia

Tale difficoltà può manifestarsi per i cibi liquidi, per i solidi o per entrambi. La disfagia può essere associata a numerose patologie, soprattutto di tipo vascolare (come ictus, vasculopatia cerebrale dell’anziano), neurologiche (come malattia di Parkinson, Sla, Sclerosi Multipla) o neoplasie del collo (ad esempio dell’esofago o della trachea).

Esistono differenti gradi di disfagia (lieve-moderata-grave) e non sempre è facile da riconoscere e diagnosticare. In alcuni casi la difficoltà a deglutire è evidente, ma in alcuni pazienti si manifestano solo sintomi aspecifici come: tosse durante i pasti; modificazioni della voce che diventa umida e rauca; sensazione di corpo estraneo in gola. In alcuni pazienti, quando il riflesso della tosse è ridotto o assente, la disfagia può essere addirittura asintomatica.

Secondo alcune stime, il 45% delle persone oltre i 75 anni d’età presenta segni di disfagia, così come il 30% di persone colpite da ictus ne soffre. I sintomi possono essere diretti o indiretti: per diretti intendiamo tosse, necessità di schiarirsi la voce, deglutizioni ripetute; per indiretti invece, intendiamo voce gorgogliante, calo di peso, febbricola, infezioni alle vie respiratorie.

Per diagnosticare la disfagia è necessario un attento esame obiettivo, in alcuni casi associato ad un esame strumentale, come la video fluoroscopia per lo studio della deglutizione. Se non trattata correttamente, la disfagia può provocare complicanze anche gravi, tra le quali:

  • Calo ponderale e malnutrizione per difetto, dovute al fatto che il paziente non introduce i nutrienti e l’energia necessari al proprio fabbisogno
  • Disidratazione, poiché il paziente non introduce adeguate quantità di liquidi.
  • Polmoniti ab ingestis. Se il cibo viene aspirato nelle vie aeree, anziché essere incanalato correttamente nell’esofago, può causare infezioni delle vie respiratorie molto gravi e difficili da curare
  • Nei casi più gravi, l’aspirazione del cibo può causare soffocamento

È evidente che la disfagia influenza negativamente la qualità della vita e che induce il paziente a nutrirsi poco e male. Denutrizione e disidratazione sono gravi conseguenze della disfagia che portano al calo di peso e della tonicità muscolare, disorientamento e confusione, cute secca ed esfoliata.

Disfagia per i liquidi

In presenza di disfagia per i liquidi utilizzare acqua gelificata o polveri addensanti presenti in commercio. Tali polveri possono essere aggiunte a tutti i liquidi, caldi e freddi (acqua, brodo, tè, latte, succo di frutta). I liquidi, per essere deglutiti correttamente, dovrebbero essere addensati fino ad avere la consistenza di un budino. Quando in una persona disfagica la deglutizione è compromessa, possiamo aiutarci con addensanti (gelatine, fecola di patate, farine istantanee), diluenti (brodo vegetale o di carne, succhi di frutta, latte) e lubrificanti (burro, margarina, olio, maionese.

Bisogna prestare particolare attenzione agli alimenti a doppia consistenza (minestra di pasta, succhi con frutta in pezzi...) sono i più difficili da mangiare poiché richiedono meccanismi di deglutizione diverse. La corretta posizione del capo e del corpo è importante sulla deglutizione, favorendo o meno il passaggio del bolo alimentare nelle vie respiratorie. Si consiglia una posizione seduta. In reparto o anche a domicilio spesso è l’oss che si siede al letto del paziente e lo aiuta ad alimentarsi. L’oss, durante la somministrazione degli alimenti, dovrà quindi mettersi seduto e appoggiare le posate tra un boccone e un altro, in modo da trasmettere calma all’assistito. Mentre si somministra il pasto è consigliabile tenere gli occhi alla stessa altezza o più in basso di chi deve mangiare, evitando di chiedere all'utente di parlare mentre mangia, somministrando piccole quantità di cibo per volta.

L’alternanza di cibi liquidi e solidi (se concessa dallo specialista) può aiutare a pulire la gola da residui, incoraggiare la tosse dopo la deglutizione (o lo schiarimento di gola) e incoraggiare rimozione di residui dalla lingua. Per ridurre gli episodi di aspirazione non bisogna lasciare mai l'utente da solo mentre mangia e beve, evitare l'estensione del collo, utilizzare ausili adeguati, per esempio tazze con coperchio e una piccola apertura laterale (può rallentare l'assunzione di liquidi), evitare l'utilizzo di cannucce o siringhe per la difficoltà di controllare il flusso dei liquidi e semi-liquidi, essere preparati alle manovre di emergenza relative al soffocamento.

Se durante la manovra di imbocco il paziente presenta tosse, a seconda dei casi è necessario attendere alcuni secondi prima di riprendere, nei casi in cui non dovesse risolversi spontaneamente attivare il protocollo di emergenza in uso.

A fine pasto è molto importante che l’oss esegua all’assistito un’accurata igiene orale, assicurandosi che la cavità orale sia libera da residui di cibo. Mantenendo il capo flesso in avanti si procede con lo spazzolamento dei denti col dentifricio, per evitare l’accidentale deglutizione dei liquidi, è utile usare per gli sciacqui acqua calda, che da una sensazione sgradevole che non stimola la deglutizione. Lavare le protesi dentali se ci sono, seguendo le indicazioni del dentista. Quando l’igiene del cavo orale è particolarmente difficile, può essere effettuata con una garza avvolta intorno ad un dito e imbevuta di appositi disinfettanti. Particolarmente importante è anche la pulizia della lingua, evitando la comparsa di funghi e infezioni in sede.

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