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Imparare a fare, facendo: L’apprendimento per simulazione

di Fabio Albano

Sala Operatoria

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L’apprendimento tramite simulazione consente di acquisire competenze immediatamente spendibili nel proprio specifico contesto lavorativo e tale modello formativo ha ragione di essere implementato e intensificato per tutti i setting assistenziali.

L'apprendimento attraverso la formazione in simulazione

Il corso di studi universitario in Infermieristica è stato un traguardo conseguito grazie alla lungimiranza e costanza di alcuni colleghi che hanno percepito come le dinamiche, relative alla nostra professione, fossero in via di cambiamento.

Il conseguimento della Laurea ha significato un innalzamento del livello culturale specifico per la nostra professione, che però è necessario pensare come percorso formativo di base. Oggi tale formazione non è più sufficiente a garantire cultura e skill eterne.

Si rende necessaria la formazione in itinere, cioè durante tutto il percorso lavorativo di ogni singolo professionista, altrimenti si corre il rischio di risultare obsoleti a pochi anni dal conseguimento del titolo di studi.

Macroscopicamente esistono due tipi di formazione post laurea: la prima, quella accademica, che comprende la Laurea Magistrale e/o i Master specialistici, la seconda è quella funzionale alle prestazioni professionali da erogare.

Nel voler accennare brevemente alle varie forme possibili di apprendimento, credo doveroso specificare che, in teoria, esisterebbe una terza via alla formazione, ovvero quella determinata dall’acquisizione dei crediti formativi Ecm richiesti dal S.S.N.

Troppo spesso questa strada è percorsa senza alcun fine formativo, ma solo per mera esecuzione di un dovere burocratico. Si evince da ciò che tale percorso possa risultare sterile all’implementazione delle conoscenze e delle abilità professionali.

Apprendimento di abilità tecniche e non tecniche

La formazione funzionale al servizio è quella decisamente più spendibile in ambito lavorativo, in quanto “fruibile”, cioè attualizzabile nel proprio specifico contesto professionale. Questa prassi formativa è, quindi, strettamente collegata al proprio contesto operativo e può essere commisurata al fabbisogno formativo del singolo professionista e/o dell’intero team work.

I risultati determinati da questa prassi risultano misurabili, cioè quantificabili, in termini di qualità delle prestazioni professionali erogate e di outcome clinico-assistenziali.

Le conseguenze auspicabili, sono quelle, ad esempio, di una diminuzione del numero di giornate di degenza, di una riduzione del danno iatrogeno provocato da malpractice, di una più rapida consapevolezza del problema e quindi un “decision making” altrettanto rapido ed efficace. In sostanza, una diminuzione delle devianze, ciò che siamo comunemente abituati a definire “errore”.

Appare evidente che per poter migliorare le “nostre” performance assistenziali, attraverso la formazione, questa necessariamente non può risultare solo come metodo di apprendimento “teorico-frontale”. Si rende necessario spostare l’ago della bilancia formativa dalle sole slide alle tecniche di apprendimento attraverso la simulazione: il saper fare.

Simulare, riprendendo una definizione del vocabolario della lingua italiana “Zingarelli” significa imitare in figura. Quindi nella pratica clinico-assistenziale “imitare in figura” può essere traslato nella riproduzione di scenari, il più reali possibile, tali da poter riprodurre situazioni e/o eventi.

Nella metodologia della simulazione è fondamentale la capacità dei formatori di ricreare le medesime condizioni in cui i partecipanti potrebbero trovarsi nel contesto clinico reale” (Iadeluca, “La simulazione nell’infermieristica”)

Riepilogando, quindi, la formazione attraverso la simulazione risulta importante non solo per l’apprendimento delle abilità tecniche, ma pure per quelle non tecniche. Ciò che deve risultare evidente è che le prime non possono essere poste in esercizio, in maniera sicura, senza le seconde.

Apprendere simulando la Sala operatoria, un corso formativo a Genova

Tutto quanto visto sopra ha posto le basi per lo svolgimento, in quel di Genova, del primo corso “Base di simulazione per neofiti di sala operatoria”.

La realizzazione di questo evento formativo, tre sessioni a cavallo di febbraio e marzo, è stato reso possibile grazie all’interazione tra il Collegio Ipasvi di Genova e il Centro di Simulazione Universitario di San Martino.

Lo svolgimento del corso è risultato molto gradito dai professionisti che vi si sono cimentati, buona parte dei quali erano giovani colleghi. Si è ribadita l’esigenza di una formazione che vada oltre le lezioni frontali.

I professionisti avvertono l’esigenza di imparare a fare, facendo. Vogliono misurarsi con le loro capacità di apprendimento, con le loro caratteristiche mentali ed eventualmente, se ritenuto necessario, migliorarle.

Questo tipo di formazione agevola lo scambio, la capacità di interazione tra docenti e discenti, rendendo le lezioni molto vivaci. Alla fine ogni parte esce arricchita.

Il programma di questo corso è molto semplice: si è voluto creare un evento dove le abilità da apprendere fossero poche e propedeutiche all’attività di sala, cercando di “imporre” un metodo di apprendimento che superi la prassi formativa in cui colleghi con maggior esperienza, ma magari privi di attitudini educative, si cimentano nelle vesti del Tutor.

Per altro, molto spesso, le informazioni che vengono fornite ai neofiti sono quelle relative alle abitudini consolidate nel tempo, magari obsolete se non addirittura sconfessate dalle nuove indicazioni che l’Oms specifica. Speriamo e crediamo che la prassi formativa, attraverso la simulazione, debba diventare, in tempi più o meno rapidi, il metodo di apprendimento comune.

Torniamo al programma, che diviso in due giornate ha voluto appositamente trattare pochi argomenti. La prima sessione è quella che abbiamo definito “chirurgica”. In questa giornata ci si è esercitati nel lavaggio chirurgico delle mani, nella vestizione con camice sterile, nella vestizione dei guanti chirurgici e nei rudimenti della preparazione di un tavolo di Mayo base.

La seconda giornata ha previsto la parte che abbiamo definito “anestesiologica” e che ha compreso: approccio al paziente in sala operatoria, sviluppo del sign-in della Check-list per la sicurezza in sala operatoria, preparazione del materiale per l’intubazione oro-tracheale, preparazione del ventilatore esterno, intubazione, mantenimento dell’anestesia e risveglio.

Abbiamo potuto constatare, se mai ce ne fosse bisogno, come i professionisti discenti siano risultati elementi attivi e non passivi di questo momento formativo.

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