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Mobbing in sala operatoria: Un rischio reale per gli infermieri

di Roberta Guerra

Sala Operatoria

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Il 27% degli infermieri è vittima di mobbing. Sottoposti a sovraccarico di lavoro, minacce allo status professionale, isolamento e destabilizzazione, gli infermieri di sala operatoria subiscono forte l'impatto di questo fenomeno vessatorio sulla propria condizione psicofisica e sulle proprie prestazioni professionali, che rischiano  un aumento degli errori procedurali a discapito della salute dei pazienti.

Il 27% degli infermieri e vittima di mobbing e, fra questi, ci sono gli infermieri di sala operatoria

Il mobbing: cos'è e come si caratterizza

Il mobbing è definibile come una forma di terrore psicologico che avviene sul luogo del lavoro. Si tratta di un fenomeno estremamente complesso che abbraccia diverse discipline e che, quindi, è presente anche in ambiente sanitario.

Il mobbing infatti può essere letto sotto sia sotto una chiave di lettura organizzativa (il modo in cui i luoghi di lavoro sono gestiti e organizzati), sia come un fenomeno che riguarda precise caratteristiche personologiche degli individui coinvolti, che come una caratteristica specifica dei gruppi, ma anche come materia giuridica.

La Cassazione definisce il mobbing come una condotta del datore di lavoro o del superiore gerarchico, sistematica e protratta nel tempo, tenuta nei confronti del lavoratore nell'ambiente di lavoro, che si risolve in sistematici e reiterati comportamenti ostili che finiscono per assumere forme di prevaricazione o di persecuzione psicologica.

Sebbene il mobbing sia un fenomeno molto diffuso, è importante non utilizzare il termine in modo incongruo in quanto questo comporterebbe da una parte un’eccessiva semplificazione di un fenomeno che invece può avere conseguenze molto gravi, dall’altra ad un clima organizzativo di negazione dei normali conflitti che avvengono nelle relazioni umane.

Cosa differenzia il mobbing da una normale situazione conflittuale

Innanzitutto un criterio temporale: le azioni mobbizzanti non devono essere sporadiche, ma ripetute nel tempo (circa una volta a settimana) ed inoltre questi comportamenti devono essere sistematici (alcuni autori definiscono un lasso temporale di circa 6 mesi).

I comportamenti vessatori devono essere fatti con uno scopo preciso, che è quello di ledere la persona che ne è vittima e allontanarla dal luogo del lavoro.

Infine il mobbing non è un fenomeno statico, ma fasico: si assiste sovente ad una escalation comportamentale che va da una fase “strisciante” fino ad una eclatante.

I comportamenti caratteristici del mobbing in sala operatoria

  • Minaccia allo status professionale: in questa categoria rientrano quei comportamenti mirati a sminuire la vittima sotto il profilo professionale, come ad esempio mettere in risalto davanti a tutta l’équipe di sala operatoria minimi errori con tono altamente critico o aggressivo, umiliando la vittima. L’ambiente chiuso ed isolato della sala operatoria in questo senso può rappresentare un’incredibile cassa di risonanza di questi comportamenti.
  • Minaccia alla reputazione personale: ad esempio deridere la vittima o mettere in giro voci atte a screditare la sua vita privata.
  • Isolamento: emarginazione sia fisica che sociale; ad esempio escludere da interventi di prestigio o particolarmente ambiti o formativi.
  • Sovraccarico di lavoro: attribuire incombenze non necessarie e mansioni massacranti sempre alla stessa persona, controlli a tappetto facendola sentire come se fosse costantemente sotto minaccia.
  • Destabilizzazioni: rimuovere da compiti di responsabilità, demansionamento, che può avvenire, ad esempio, chiedendo all’infermiere di occuparsi del solo posizionamento del paziente ed escludendolo da attività professionali di propria pertinenza, oppure non trasmettendo il know-how chirurgico o mettendo in atto delle procedure senza spiegarne il motivo.
  • Secondo uno studio (Dunn, 2003) le destabilizzazioni rappresentano i comportamenti più frequenti nell’ambiente peri-operatorio.

Il mobbing non è solo quello perpetuato da un superiore gerarchico verso un sottoposto (mobbing verticale), ma il mobbing avviene anche in assenza di questo tipo di legame gerarchico: parliamo di “Nurse to nurse violence”, ovvero un mobbing di tipo orizzontale in cui sono gli stessi infermieri a vessare, umiliare e tormentare altri infermieri.

Uno studio condotto dall’Associazione infermieri di sala operatoria (AORN) nel 2013, ha evidenziato che il 59% dei partecipanti aveva assistito a comportamenti mobbizzanti da parte dei colleghi almeno una volta a settimana.

Un’indagine del Christus St. Michael Health System in Texas del 2015 ha evidenziato che il mobbing orizzontale è tra i 5 problemi di maggiore rilevanza riscontrati dal personale di sala operatoria.

L’ambiente chiuso, ristretto, l’isolamento rispetto al resto dell’ospedale, gli alti livelli di stress e di acuzie sarebbero fattori di rischio specifici del mobbing in sala operatoria (Bigony et al., 2009).

Un’altra vittima inconsapevole del mobbing è il paziente. Un infermiere che viene in modo constante, deliberato e sistematico umiliato sotto il profilo professionale e personale potrebbe sviluppare un senso profondo di inefficacia personale e sentire venire meno la fiducia nelle proprie competenze; questo a sua volta potrebbe indurlo a non esporre i propri dubbi, a non contribuire alla crescita professionale di tutta l’équipe, fino a determinare errori procedurali che potrebbero inficiare la sicurezza del paziente.

Essere vittima di mobbing vuol dire vivere una condizione di forte sofferenza che rappresenta un rischio per la salute psicofisica dell’infermiere, un danno all’organizzazione e, abbiamo visto, un serio problema di salute pubblica.

I sintomi del mobbing

I primi sintomi sono, in genere, di natura psicosomatica:

  • problemi gastrici;
  • cefalea;
  • tachicardia;
  • dolori muscolari.

Quando dobbiamo fronteggiare una situazione di stress il nostro organismo produce una serie di ormoni, tra i quali il cortisolo, con lo scopo di preparare il corpo a far fronte alla situazione difficile in atto. Tuttavia un surplus di questi ormoni per lungo tempo è nocivo per la salute in quanto è responsabile di una diminuita risposta immunitaria che ci rende più vulnerabili.

Il mobbing è un fenomeno che si protrae nel tempo e quindi sottopone il nostro organismo ad una costante riposta e tentativo di adattamento ad un evento altamente stressante.

Per quanto riguarda invece la sfera emotiva assistiamo sovente a disturbi del sonno, fatica, irritabilità, aumentati livelli di ansia, perdita di interesse e disinvestimento dal lavoro.

Dal punto di vista psicopatologico la vittima di mobbing può andare in contro a:

Disturbo dell’adattamento

Questo disturbo è caratterizzato dalla presenza di tre elementi:

  1. Un evento stressante (o più eventi)
  2. Una difficoltà di adattamento all’evento
  3. Un preciso lasso temporale: il quadro sintomatologico avviene entro i tre mesi dall’evento stressante.

I sintomi, secondo il Manuale Statistico e Diagnostico dei Disturbi Mentali (DSM V) devono essere clinicamente significativi come evidenziato da uno o l’altro dei seguenti aspetti:

Questo disturbo può manifestarsi con diverse caratteristiche sintomatologiche che più frequentemente riguardano una prevalenza di umore depresso (facilità al pianto, deflessione dell’umore, disperazione) o di aspetti ansiosi (caratterizzati da nervosismo, inquietudine e agitazione). Oppure possiamo riscontrare la presenza concomitante di entrambi le condizioni o alterazioni della condotta.

Disturbo da Stress Post Traumatico

Questo quadro sintomatologico è caratterizzato da un insieme di sintomi specifici in risposta ad un evento traumatico. Ricordiamo che ciò che rende un evento traumatico non è tanto l’oggettiva gravità dello stesso, ma quanto la risposta emotiva soggettiva che produce terrore e impotenza: Il trauma psichico è il dolore degli impotenti (Herman, 1992).

Quando viviamo un evento minaccioso vengono stimolate le reazioni al pericolo mediate dalla parte più arcaica del nostro cervello che, essendo più veloce, garantisce di rispondere al pericolo più rapidamente e di avere quindi maggiori probabilità di sopravvivenza.

Le possibili risposte di attacco-fuga sono impossibilitate in un ambiente come la sala operatoria, dove il ristretto ambiente fisico e l’alto rischio per la vita del paziente possono far sentire in trappola la vittima la quale può percepire di non avere alcun tipo di risposta adeguata al pericolo. Questo, insieme a specifici fattori di rischio, può rappresentare terreno fertile per lo sviluppo di questa particolare forma di sofferenza psicologica.

Il 27% degli infermieri è vittima di mobbing (Yildrim, 2009), le conseguenze impattano negativamente la salute fisica e psicologica della vittima e possono arrivare alla sua esclusione dal mondo del lavoro. Inoltre, come abbiamo visto, possono determinare un aumento degli errori procedurali a discapito della salute dei pazienti.

Questi dati ci dicono che non possiamo ignorare il mobbing e che, anzi, servono azioni mirate di prevenzione che iniziano dalla diffusione di una cultura più consapevole del mobbing e delle sue conseguenze.

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