Nurse24.it

Specializzazioni Infermieristiche

Sala Operatoria, rapporto tra dimensione umana e tecnologia

di Ivan Loddo

Sala Operatoria

    Precedente Successivo

I confini che separano l'aspetto umano da quello puramente tecnologico possono essere sottili. Gli Infermieri, in questo, sono intermediari e specialisti. Vediamo, anche grazie alla testimonianza degli esperti di Humanitas, in che modo gli infermieri fungono da trait d’union tra macchine e assistiti, ispirando il processo di tecnologizzazione del sistema sanità.

Infermiere di sala operatoria

La sala operatoria è un connubio di componenti tecnologiche e umanistiche.

La tecnologia nel sistema sanità italiano

La necessità di ottenere standard qualitativi ottimali e risultati clinico chirurgici considerevoli, ha spinto il Sistema Sanitario Nazionale e le aziende produttrici di dispositivi medicali ad investire tempo e risorse economiche in apparecchiature e dispositivi innovativi che consentano l'applicazione delle tecniche sanitarie più avanzate e, di conseguenza, benefici per i cittadini.

Sala operatoria e tecnologia sono un connubio complesso e inscindibile che va avanti da ormai diversi lustri. Lo dimostrano i progressi tecnologici applicati alla scienza medico-chirurgica degli ultimi 15 anni, che hanno riguardato i più disparati campi di applicazione nella chirurgia.

In Italia, gli investimenti in tecnologia sanitaria e digitalizzazione, nonostante dagli anni 80 ad oggi vi sia stata una decisa crescita, rimangono un elemento marginale, incidendo appena per l'1,2% sui costi statali, rispetto alla media degli altri Paesi della Comunità Europea del 2,03%, con un calo netto nel 2013 rispetto al 2012 e con un disastroso 2014, dove gli investimenti sono crollati allo 0,99%.

Troppo pochi per un Paese che si appresta ad affrontare la grande sfida delle cronicità e dell'aumento dell'età media della popolazione.

Fanno comunque ben sperare le dichiarazioni della Commissione Europea che intende assegnare all'Italia circa 1 miliardo di euro da investire nella ricerca sanitaria per il 2017, così come mantiene vive le speranze l'intesa Stato-Regioni sul “Patto Digitale”.

Attorno alla sfera tecnologico-innovativa e al processo di digitalizzazione che ha coinvolto anche la sanità e le sue componenti, si estende l’altrettanto considerevole dimensione etico-umana, che racchiude i protagonisti senza i quali nessuna innovazione ultramoderna avrebbe modo di esistere; parliamo dei professionisti sanitari, infermieri e medici su tutti, ma soprattutto dei pazienti, troppo spesso non presi in considerazione alla stregua di bilanci aziendali e patti di stabilità.

Il rapporto uomo–tecnologia


Con il termine “tecnologia” si indica essenzialmente “lo studio sistematico di tecniche”, spesso riferito ad un ambito specifico. In questa spiegazione è possibile riconoscere come non solo la scienza che studia e progetta le apparecchiature medicali faccia parte dell'universo tecnologico, ma anche la ricerca di nuove tecniche chirurgiche e infermieristiche possa tranquillamente rientrare in una certa sfera tecnologica, a dimostrazione di quanto il rapporto uomo-tecnologia sia saldo e non sempre quando si medita su un' innovazione si deve per forza di cose pensare ad un robot o ad uno schermo digitale in alta definizione.

Bisogna convincersi di come non necessariamente il “vecchio” sia antitecnologico. La tecnologia non esisterebbe senza il cervello umano e probabilmente anche l'essere umano sarebbe perso senza tecnologia.

In sanità questo rapporto è tanto forte quanto problematico; l'innovazione può talvolta scontrarsi con la mancanza di consapevolezza dell'ammalato e del suo stato di salute. Per sfruttare appieno il potenziale tecnologico è quindi necessario moltiplicare il potere dell'innovazione sociale, coinvolgendo cittadini e pazienti, per favorire la collaborazione tra le diverse discipline e promuovere approcci integrati per la salute e l'assistenza sociale.

Sala operatoria e tecnologia

Ogni persona che fa il suo ingresso per la prima volta in un blocco operatorio non può fare a meno di osservare la notevole presenza di attrezzature e dispositivi tecnologici intorno a sé.

Sala operatoria e tecnologia è un mix necessario per soddisfare le esigenze dei professionisti che vi operano e dei pazienti che vengono curati al suo interno.

I progressi tecnologici in sala operatoria degli ultimi 15 anni sono eclatanti e dimostrano quanto l'innovazione abbia contribuito in positivo alla salute della popolazione italiana, sia in termini qualitativi che in termini quantitativi.

È il caso, ad esempio, degli interventi in videolaparoscopia chirurgica, che iniziati negli anni '70 sono ormai diventati il gold standard in diversi casi di chirurgia urologica e chirurgia generale, passando per i progressi effettuati grazie alle sempre più innovative apparecchiature di anestesia, per l'utilizzo dei microscopi, per le sale operatorie mobili, per la chirurgia robotica e terminando con la gestione delle check-list operatorie attraverso le App e la Mobile Health.

Potremmo scrivere delle enciclopedie sulle innovazioni tecnologiche che hanno coinvolto le sale operatorie dal dopoguerra ad oggi, con il rischio di tralasciare qualcosa, ma di questo si occupa la Storia della Medicina.

Il trend rimane in costante crescita, anche per via del fatto che per le aziende produttrici tutto questo è diventato un business gigantesco con un giro d'affari multimilionario.

Tecnologia e innovazione in sala operatoria sono sinonimo di sicurezza e precisione e hanno lo scopo di promuovere l'efficienza e la velocità del lavoro dell'équipe chirurgica, con l'unico svantaggio di produrre costi, in alcuni casi, troppo elevati.

Non sempre la tecnologia è complicata; la sfida tra le aziende produttrici di dispositivi medicali si traduce proprio in questo punto: proporre la macchina meno complicata possibile, ma che sia anche la più efficace.

Infermiere di sala operatoria, tecnologia e dimensione umana

Il progresso tecnologico che ha coinvolto la sanità ha influenzato in maniera decisa il lavoro degli infermieri che sono diventati specialisti in questo campo.

Dagli studi in letteratura si evince come la maggior parte degli infermieri, tra cui quelli che prestano servizio nei blocchi operatori, sia propensa ad un maggior utilizzo della tecnologia nei propri ambiti di competenza.

I colleghi vedono nel maggior utilizzo della tecnologia uno strumento per il miglioramento della comunicazione interdisciplinare, della sicurezza generale del settore lavorativo e per una più accurata sorveglianza delle funzioni vitali dei pazienti che si traducono in una crescita qualitativa in termini di cure erogate.

La preoccupazione comune è che il ruolo dell'infermiere non diventi unicamente di risposta ai dati presenti su un monitor. Per quanto agevolante, l’innovazione non può cancellare l'ascolto attivo, il contatto visivo e tutte le componenti del linguaggio non verbale essenziali per una personalizzazione totale delle cure prestate.

Nel caso degli infermieri strumentisti la tecnologia può presentare un aiuto enorme, soprattutto ai fini della sterilità dello strumentario chirurgico del quale è responsabile e della rapidità degli interventi chirurgici con la conseguente riduzione dei carichi di stress dell'équipe operatoria.

L'infermieristica, così come la medicina, è una disciplina intellettuale e di conseguenza non può prescindere da quello che è la dimensione umana e razionale. Determinate decisioni in sala operatoria, in casi di emergenza, sono affidate, oltre che alla conoscenza, al cuore, all'intuito e alla sensibilità dell'operatore, sia esso l'anestesista, il chirurgo o l'infermiere e non c'è macchinario sofisticato dal valore di milioni di euro che possa scavalcare questi aspetti.

Detto questo, la tecnologia sanitaria non va temuta, va quanto più possibilmente promossa e sostenuta in tutte quelle situazioni in cui essa possa essere utile nel processo di cura dei pazienti.

Le amministrazioni ospedaliere devono rendersi conto di quanto investire, senza sprechi, nella buona tecnologia sia una scelta vincente e di quanto abbracciare questa cultura sia una grossa opportunità per una società che registra un forte invecchiamento anagrafico e una maggiore aspettativa di vita con patologie croniche.

Gli infermieri devono essere le sinapsi tra macchina e ammalato e tra gli ispiratori del processo di tecnologizzazione del sistema sanità, agendo, come sempre, con la consapevolezza del paziente e del suo stato di salute.

Equipe chirurgica in azione

Equipe chirurgica durante un intervento.

La realtà dell'Istituto Clinico Humanitas di Milano

Humanitas è un'ospedale ad alta specializzazione con sede a Rozzano, centro internazionale di ricerca scientifica e sede di insegnamento universitario.

Considerato dalla Harvard University come uno dei 4 ospedali più innovativi al mondo, Humanitas è un case study per il suo modello organizzativo che coniuga sostenibilità economica, sviluppo e responsabilità sociale.

L'importanza della struttura e la preparazione dei suoi dipendenti ci hanno condotto ad intervistare Davide Donadello, Coordinatore di tre Blocchi Operatori e del Servizio "Acute Pain Service", per capire meglio cosa contraddistingue la realtà di Humanitas e quale sia l'influenza della tecnologia nelle sale operatorie più innovative d'Italia.

Dott. Donadello, da quanto tempo lavora in Humanitas e quali sono le sue responsabilità all'interno dell'azienda?

Nonostante non fosse la mia prima esperienza, lavoro in Humanitas dall'aprile del 1997, dapprima come strumentista e infermiere di sala nel blocco operatorio generale, poi come strumentista di cardiochirurgia.

In seguito all'acquisizione del Master in Coordinamento, coordino da circa sei anni i blocchi operatori del Day Surgery, due blocchi operatori dedicati all'ortopedia e un blocco operatorio di chirurgia generale, oltre al Servizio "Acute Pain Service".

Qual è il rapporto tra la tecnologia e i professionisti che lavorano nei blocchi operatori dei quali lei è il coordinatore e quali sono le innovazioni tecnologiche nelle vostre sale operatorie?

È un tema complesso, come non è semplice la realtà che gestisco; l'utilizzo della tecnologia è ormai entrato nel quotidiano della medicina e del nursing, basti pensare alla chirurgia robotica, ai neuronavigatori, ai laser, ai laringoscopi a fibre ottiche, alle innovative componenti protesiche che vengono impiantate nelle nostre sale operatorie, agli ecografi di ultima generazione e alle apparecchiature per la chirurgia in laparotoracoscopia.

Ogni qual volta un dispositivo diventa obsoleto, viene sempre sostituito con versioni più aggiornate. Considero assolutamente innovativo anche il processo di informatizzazione degli ultimi anni che riguarda principalmente la documentazione clinica e l'organizzazione del lavoro in generale nelle nostre sale operatorie.

In Humanitas siamo dotati di un software che traccia tutto il percorso del paziente in sala, dal pre-operatorio al post-operatorio, compresa la gestione dei referti. Gli infermieri, insieme ad un ufficio dedicato che si occupa dello sviluppo di progetti innovativi, hanno lavorato ad un progetto chiamato “Visual Management” che si occupa nello specifico delle dimissioni dei pazienti dal blocco operatorio, per evitare che proprio il paziente venga dimesso senza che determinate figure professionali abbiano dato un responso positivo alla dimissione. È qualcosa di unico!

Tutta la documentazione che riguarda il paziente, compresi i fogli di terapia, è passata da cartacea ad on-line, così come la documentazione che riguarda la manutenzione delle apparecchiature medicali.

Considero innovativa anche la ricerca farmaceutica sul controllo del dolore sviluppata dal prezioso team di anestesisti di Humanitas. L'innovazione ha portato ad una crescita delle competenze infermieristiche e delle responsabilità dell'infermiere, che funge oggi sia da utilizzatore diretto che da sostenitore e promotore delle nuove tecnologie.

Come e da chi viene formato il personale infermieristico in merito ai nuovi dispositivi in Humanitas?

Grazie all'educazione continua in medicina l'infermiere è in grado di stare al passo con il progresso scientifico-tecnologico. In Humanitas abbiamo un piano di formazione accreditato ECM ben definito e i periodi di affiancamento sono seguiti da una scheda di valutazione della quale sono responsabili i tutors e il coordinatore infermieristico.

I corsi di formazione vengono tenuti in aula e/o in sala operatoria. In base alle esigenze i formatori possono essere gli ingegneri dell'ingegneria clinica, i rappresentanti delle aziende produttrici, specialist o colleghi esperti.

Qual è il rapporto tra infermieri, medici e le diverse figure professionali in un contesto così esclusivo? Vi sono divergenze?

Onestamente non ritengo che vi siano divergenze particolari in merito all'utilizzo delle nuove tecnologie. Vi racconterei una bugia se affermassi il contrario. Ritengo fermamente che tra medico e infermiere ci debba essere sinergia e fiducia per garantire la sicurezza del paziente.

Il nostro obiettivo formativo è quello di creare delle figure professionali dedicate e specializzate in un determinato contesto lavorativo, in modo da alimentare la collaborazione.

Ha parlato di un aumento delle competenze infermieristiche in merito all'utilizzo delle nuove tecnologie, quali sono le responsabilità attribuite in Humanitas?

Ho avuto la fortuna di entrare in azienda quasi in contemporanea alla sua apertura, trovandomi di fronte a tecnologie all'avanguardia rispetto alle realtà che conoscevo. La mia formazione è stata esponenziale e lavorare in una realtà così innovativa e tecnologica come Humanitas porta necessariamente ad una crescita delle competenze dei dipendenti.

Restando nel campo delle responsabilità, l'infermiere dei blocchi operatori di Humanitas è tenuto alla conoscenza delle apparecchiature e ai loro effetti indesiderati, al loro corretto utilizzo, alla segnalazione di eventuali guasti prima al medico che in quel momento lo sta utilizzando e successivamente al coordinatore e al servizio di ingegneria clinica. Nonostante la gestione non sia propriamente infermieristica, l'infermiere deve essere informato sui periodi di manutenzione ordinaria o straordinari dei presidi.

Mai come in questo momento si parla di tagli alla sanità. Proprio per questa ragione, senza andare a ledere quello che è il buon esito dell'intervento, l'infermiere deve valutare il rapporto efficacia–efficienza, facendo riferimento anche alle spese. Nella nostra struttura siamo meticolosi in questo.

Una buona fetta della categoria infermieristica ritiene che la tecnologia possa allontanare l'infermiere dal paziente, è d'accordo o prende le distanze da questa analisi?

Penso a quando abbiamo iniziato ad utilizzare la cartella informatizzata. Per il primo periodo sentivo infermieri sostenere che si perdeva tempo e che il tempo passato davanti al computer poteva essere trascorso ad interagire con il paziente; questo fino a quando i colleghi non sono entrati in simbiosi con i nuovi strumenti e ne hanno preso padronanza, con il risultato che il tempo trascorso per l'assistenza diretta è tornato lo stesso di quando si utilizzava il cartaceo.

È un fenomeno fisiologico! Se entriamo nello specifico di altre tecnologie, per esempio, che io vada a suturare l'intestino con una suturatrice meccanica piuttosto che con l'utilizzo di una sutura con il lino a punti staccati come si faceva un tempo, non crea nessun distacco dal paziente. È più una questione di informatizzazione.

Tecnologia fa rima con costi di gestione e spese elevate; crede che investire in innovazione sia sempre un buon investimento?

Mi viene da dire: “ieri si andava a spasso con la bicicletta e col cavallo, oggi si viaggia con l'aereo supersonico!” La tecnologia va utilizzata con raziocinio e qui chiamo in causa l'infermiere, il medico, il coordinatore e ovviamente la direzione dell'ospedale.

Nel momento in cui io stabilisco con il chirurgo dei protocolli assistenziali legati alla sala operatoria che siano equilibrati e che tengano conto di tutte le necessità per ciò che riguarda la buona riuscita dell'intervento, io credo che non vi siano degli sprechi.

La direzione, per evitare che vi siano inutili dispersioni di risorse, deve vigilare in modo costante su tutti gli acquisti e non solo su quelli dei macchinari tecnologici, come altrettanto attento deve essere l'operato di strumentisti e coordinatori che devono far rispettare i protocolli. Vi deve essere collaborazione tra tutte queste figure!

La fortuna vuole che in Humanitas vi sia grande attenzione su questo aspetto e vado fiero di questo e dell'ospedale in cui lavoro.

Intesa-stato-regioni-patto-digitale-2016

Ritorna al sommario del dossier Sala Operatoria

NurseReporter
Corsi ecm fad, residenziali per sanitari

Commento (0)