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Nursing Up, dall'idea di cinque amici agli scioperi nazionali

di Sandra Ausili

Pubblico Impiego

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Si è fatto portavoce del malcontento degli infermieri italiani, mentre in Aran si firmava un contratto che lascia ancora tanti, troppi nodi in sospeso. Ha organizzato lo sciopero dello scorso 23 febbraio e la manifestazione a Roma, dove in piazza Santi Apostoli sono arrivati infermieri dalla Sicilia, da Trento, da ogni parte d’Italia per far sentire la propria voce, anche sotto la pioggia che non ha dato tregua. Stiamo parlando di Nursing Up, il sindacato rappresentativo degli infermieri italiani.

Nursing up, chi è e per cosa si batte

sciopero nursing up

La manifestazione a Roma il 23 febbraio scorso

Nursing Up è un sindacato storico e autonomo della categoria, nato nel 1997, fondato da un gruppo di infermieri. Cinque amici e colleghi che, dopo aver assistito a una trattativa sindacale, si sono resi conto di non essere rappresentati. Io ero in quel gruppo – racconta l’attuale presidente di Nursing Up Antonio De Palma - e ci siamo chiesti: come può rappresentarci chi non ha idea di cosa sia fare i turni in ospedale, che cosa significhi vivere da infermiere? Così abbiamo deciso di fondare un nostro sindacato che ci possa rappresentare in tutto e per tutto, perché è fatto di infermieri.

La sigla è iscritta nel Registro Europeo della Trasparenza, istituito e gestito dal Parlamento e dalla Commissione Ue. Il Registro della Trasparenza ha introdotto un unico codice etico, che vincola tutte le organizzazioni e i lavoratori autonomi. E Nursing Up, su segnalazione della Commissione europea, ha risposto alla Consultazione pubblica sulla sicurezza del paziente e la qualità dell'assistenza (Public consultation on patient safety and quality of care) e ha promosso e sostenuto il ricorso di decine di migliaia di infermieri italiani davanti alla Corte europea dei diritti dell'uomo contro lo Stato italiano, per ottenere il risarcimento danni per tutti gli anni di blocco del contratto.

Ma la battaglia principale di Nursing Up è quella sul rinnovo del contratto nazionale di comparto, che il sindacato infermieristico si è rifiutato di firmare. Dopo aver cercato inutilmente risposte in sede Aran, Agenzia rappresentanza negoziale pubbliche amministrazioni, lo scorso 16 gennaio, Nursing Up ha prima proclamato la mobilitazione di categoria e poi lo sciopero nazionale per il 23 febbraio, una giornata intera a partire dalla mezzanotte. Con tanto di manifestazione in piazza Santi Apostoli a Roma, dove si sono riuniti migliaia di infermieri provenienti da tutta Italia. Ma non si tratta solo di rinnovare il contratto, sul tavolo ci sono questioni a cui non si fa fronte da anni. Dai tagli lineari delle dotazioni organiche, che hanno come conseguenza naturale l'invecchiamento degli infermieri, mettendo a serio rischio sostenibilità il sistema, al demansionamento di tutti i professionisti sanitari, passando per le pretese di deroghe alle ore di riposo giornaliere e al riposo settimanale (quando il riposo minimo continuativo di 11 ore ogni 24 è previsto dai regolamenti Ue) e all’aumento delle cronicità e dei pazienti non autosufficienti, fino all’apertura dei servizi sanitari nelle 24 ore.

Le proposte di Nursing Up

Gli infermieri chiedono al Governo:

  • Di assumersi le proprie responsabilità incrementando le risorse a disposizione della contrattazione, per dare risposte concrete agli infermieri e ai professionisti sanitari del comparto, e realizzare provvedimenti strutturali volti al riconoscimento concreto del loro ruolo, del loro elevato profilo formativo e delle loro responsabilità.
  • Che finanzi, come già avvenuto per i medici, la Ria del comparto e che porti i professionisti sanitari dalla categoria D, dove si trovano, alla categoria DS.
  • Direttive e risorse finalizzate a una revisione completa del sistema delle indennità, compreso il finanziamento dell’ex indennità infermieristica di cui all’articolo 40 del Ccnl 1999. “Non è più accettabile – dice Antonio De Palma, presidente di Nursing Up - che a un operatore che svolge un turno di lavoro notturno spetti una indennità di poco più di 2 euro all’ora, durante l'orario che va dalle 22 alle 6 del mattino”.
  • Direttive e risorse finalizzate a sostenere l’aggiornamento professionale dei professionisti del comparto, per i quali deve essere operata una riduzione del debito orario settimanale (orario di servizio) pari ad almeno 4 ore settimanali, da utilizzare per le attività di aggiornamento, come già avviene per i medici.
  • Direttive e risorse finalizzate all’immediato e stabile riconoscimento, sia economico che giuridico, per la valorizzazione delle competenze cliniche e gestionali degli interessati, compresi gli infermieri specialisti e gli esperti in applicazione della Legge 43/06 e per la valorizzazione economico-giuridica della funzione di coordinamento.
  • Direttive finalizzate alla detassazione del salario di produttività, come per il privato, e a dare soluzione al demansionamento della categoria, derivante dal blocco del turnover e dalle mancate sostituzioni del personale a vario titolo assente.
  • Che revochi il mandato già conferito all’Aran, di mettere in discussione le deroghe al riposo minimo continuativo di 11 ore ogni 24 previsto dai regolamenti Ue. “Gli infermieri ne uscirebbero massacrati – dice De Palma - e ne risentirebbe l’assistenza al cittadino”.
  • Che si impegni ad attivare le procedure finalizzate al riconoscimento, nei confronti dei professionisti sanitari del comparto sanità, del diritto di svolgere attività libero professionale, anche con modalità analoghe a quelle già previste per il personale medico.
  • Che crei per il personale infermieristico e sanitario “la distinta sezione contrattuale prevista dall’art 40 c. 2 del dlgs 30.03.2001 n 165, ricorrendo, allo stato, le condizioni previste dal legislatore”.
  • Idonee direttive e azioni concrete volte a superare l’attuale mancanza di criteri generali, nazionali e uniformi per la determinazione, in ogni azienda, e per ogni servizio delle dotazioni organiche infermieristiche e delle figure di supporto.

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