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Congedo paternità, 10 giorni per i lavoratori privati

di Massimo Canorro

Pubblico Impiego

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Papà di serie A e di serie B. È l’amara considerazione di Elena Marrazzi, responsabile coordinamento donne Fials, nel commentare che il congedo di paternità è di 10 giorni per i lavoratori privati. Nulla invece si muove per i dipendenti pubblici, per i quali manca il provvedimento attuativo. Resta lontano l’iter culturale e normativo per raggiungere una parità reale, familiare e lavorativa, il suo commento.

Congedo paternità: differenze tra pubblico e privato

La Manovra 2022 ha definito strutturale, partendo da quest’anno, il congedo di paternità sia obbligatorio sia facoltativo, attestando la durata di 10 giorni in rapporto a quello obbligatorio più un giorno facoltativo. Nel corso del confronto sul Family Act – Dl che include misure volte a supportare le famiglie con figli e le giovani coppie, mediante detrazioni fiscali e incentivi – il governo si era impegnato a portare in modo graduale a 90 giorni il congedo di paternità (che si inserisce nella logica di promuovere una cultura di maggiore condivisione dei compiti di cura dei figli all’interno della coppia e per favorire la conciliazione dei tempi di vita e di lavoro).

Però, mentre il congedo obbligatorio rappresenta un diritto autonomo del padre – non sostituisce, dunque, quello concesso alla madre, ma si aggiunge ad esso – il congedo facoltativo si fonda sulla decisione della madre lavoratrice di non godere di alcun congedo di maternità. Per chiarire, parlando di congedo paternità 2022, chi potrà beneficiare della misura? Si tratta di padri lavoratori dipendenti del settore privato (anche adottivi o affidatari). Pertanto, gli aventi diritto beneficeranno di un importo giornaliero pari al 100% della retribuzione. A questo proposito, Elena Marrazzi, responsabile del Coordinamento Donne Fials, mostra tutte le perplessità del caso, spiegando che ad oggi in Italia esistono padri di serie A e di serie B. La Legge di Bilancio attesta l’adeguamento del nostro paese allo standard minimo europeo, rendendo strutturale dal mese attuale, gennaio 2022, il congedo di paternità sia obbligatorio sia facoltativo.

Una buona notizia, certamente, però parziale – viene puntualizzato – poiché concerne soltanto i lavoratori del settore privato. Per quelli del settore pubblico, infatti, necessita il provvedimento attuativo, di cui all’art. 1, c. 8, della Legge 92/2012.

Una disparità che occorre colmare in maniera tempestiva. Così, rimane distante l’iter culturale e normativo per il raggiungimento di una parità reale, familiare e (pertanto) anche lavorativa e di affermazione individuale.

Precisa ancora la responsabile coordinamento donne della Federazione italiana autonoma lavoratori sanità: Questi piccoli grandi passi di civiltà – il riconoscere a un padre di essere tale e di dover e poter contribuire alla crescita di suo figlio – restano imposti da un organo terzo. Tutto ha preso il via dalla direttiva europea del 4 aprile 2019 (Equilibrio tra attività professionale e vita familiare per i genitori e i prestatori di assistenza) che ha fissato in 10 giorni il periodo minimo di astensione dal lavoro per i padri. Festeggiamo per ogni centimetro guadagnato – conclude Marrazzi – ma la strada per una svolta culturale reale resta in salita. In Italia permane ancora un retaggio tossico, che intendiamo smantellare un passo alla volta, senza cortine, tutti insieme, uomini e donne.

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