Nurse24.it
Iscriviti al webinar su Salute.LIVE

lavoro

Quel pasticciaccio brutto dell’Ape sociale

di Leila Ben Salah

Pubblico Impiego

    Successivo

L’Ape sociale, ovvero la possibilità di andare in pensione anticipata per chi svolge un lavoro gravoso come infermieri e oss, non decolla. Dal primo maggio era possibile presentare domanda purché si avessero all’attivo 36 anni di contributi e si svolgessero mansioni gravose da almeno sei anni in via continuativa. Peccato che sia tutto rimasto solo sulla carta.

L’Ape sociale non decolla, il governo pensa a uno slittamento a luglio

infermieri lavoro generica

Infermieri al lavoro

L’idea era uno dei cavalli di battaglia della riforma delle pensioni: il lavoro gravoso poteva contare su un reddito ponte, pagato dallo Stato fino a un massimo di 1500 euro, fino al raggiungimento della pensione vera e propria che resta agganciata all'età Fornero (66 anni e 7 mesi; 65 anni e 7 mesi le donne dipendenti del settore privato nel 2017). Dal primo maggio era possibile presentare domanda per l'Ape sociale anche per infermieri e oss.

Il governo aveva previsto l’arrivo di 35mila domande quest’anno, stanziando 300 milioni di euro, che saliranno a 609 milioni nel 2018 e a 647 nel 2019. L’Ape sociale è sperimentale e infatti le domande si potranno presentare solo entro il 31 dicembre 2018.

Che è successo all’Ape sociale

Ora sembrava tutto apposto, ma qualcosa si è impigliato. Il governo aveva inviato il 19 aprile scorso, certo un po’ a ridosso dei termini ma comunque in tempo, il decreto del consiglio dei ministri al Consiglio di Stato. È successo però che il Consiglio di Stato ha definito “illegittima” l’inclusione degli operai agricoli e di coloro che non hanno i requisiti per la Naspi (la nuova indennità di disoccupazione) purché siano senza lavoro da più di 3 mesi.

Così il decreto è bloccato e le domande, che potevano essere presentate dal primo maggio, in realtà non si possono presentare. Il governo cerca di correre ai ripari e sta pensando di far slittare tutto, concedendo più tempo per la presentazione delle domande. Quindi l’iniziale scadenza del 30 giugno non è da prendere in considerazione, visto che probabilmente il termine slitterà al 15 o 31 luglio. Ma occorre che il governo si dia una mossa a correggere il decreto, altrimenti si rischia di far saltare tutto.

Ritorna al sommario del dossier Pubblico Impiego

Giornalista
iscriviti al webinar gratuito >

Commento (0)