Nurse24.it

Futuro della professione

Riapertura tavoli contrattazione sanità: Quanto c'è di nuovo?

di Redazione

Pubblico Impiego

    Successivo

Non ci sono professionisti di supporto ad altri e tutti sono di supporto ai pazienti. Questo il filo rosso che guida le riflessioni di Michele Del Gaudio e Luigino Schiavon, membri del Consiglio nazionale della Federazione nazionale Ipasvi, intorno all’atto di indirizzo per il rinnovo dei contratti in sanità. Un atto che - scrivono per il "Gruppo 27 aprile", infermieri uniti dallo scopo di approfondire, irrobustire e disseminare il costrutto disciplinare infermieristico attraverso la diffusione di idee, progetti, percorsi e processi di innovazione, sviluppo e ridefinizione assistenziale - non fa reali passi avanti nel riconoscimento delle competenze specialistiche degli infermieri, bypassa le numerose azioni poste in essere dalle professioni sanitarie per attivarle e lascia che a determinare i fabbisogni sia l’offerta formativa dei singoli atenei più che la reale domanda del sistema.

Rinnovo contratti sanità: Alcune riflessioni sull'assetto professionale

Le riflessioni di Michele Del Gaudio e Luigino Schiavon sull'atto di indirizzo per la riapertura dei tavoli di contrattazione in sanità

In data 27 luglio 2017 con specifica nota, il Presidente del Comitato di settore ha trasmesso al Presidente del Consiglio dei ministri l’aggiornamento dell’Atto di indirizzo (Atto) per il rinnovo dei Contratti collettivi del personale del Ssn per il triennio 2016-2018.

La rilettura dei documenti predisposti in corso d’opera e della bozza del 2016, mostra le modifiche apportate nel proseguo dei lavori ed in specifico la scomparsa di alcuni richiami normativi e di ipotesi definitorie che, all’epoca, erano state ben accolte da numerosi professionisti del Comparto.

Nel Titolo IV “Assetto professionale - punto 2. Incarichi” vengono richiamati a sostegno delle specializzazioni per i professionisti sanitari del comparto, l’articolo 6 della legge n.43 del 2006 che prevede la funzione di “professionista specialista” e i contenuti dei profili delle professioni sanitarie datati primi anni ‘90, che prevedono l’istituzione di “aree di formazione complementare post diploma”.

La lettura del testo è interessante non tanto per quanto è riportato, quanto per quello che non viene neanche minimamente citato; ossia le numerose azioni poste in essere dalle professioni sanitarie per attivare le specializzazioni, i documenti concordati e siglati con firme mai onorate, i commi di legge volutamente disattesi e ignorati, i documenti congiunti delle rappresentanze professionali e delle maggiori sigle sindacali, i tavoli, le commissioni, le cabine di regia e quant’altro

Ossia tutto ciò che si è succeduto e accumulato nel tempo evitando un qualsiasi esito sul tema specializzazioni che, è bene ricordare, servono ai cittadini e al Ssn, non solo ai professionisti.

Le competenze “specialistiche” e le competenze “esperte” saranno esercitate attraverso “incarichi” temporanei rinnovabili i cui contenuti si correleranno a declaratorie che dovranno salvaguardare le specifiche competenze degli altri professionisti ai sensi dell’art.1, comma 2, della legge n.42 del 1999”.

È fuori dubbio l’attenzione che dovrà essere posta quando si inizierà a predisporre quelle declaratorie. Non è infatti svanito il ricordo del recente tentativo del ministero della salute di definire, attraverso un accordo in Conferenza Stato Regioni (lasciato cadere dalla Conferenza stessa), non tanto quali dovessero essere le specifiche competenze di tutte le professioni sanitarie quanto di introdurre alcuni “criteri limite” per perimetrare l’esercizio dei professionisti sanitari del comparto per evitare supposte ed ipotetiche “invasioni di campo”.

Il professionista specialista e il professionista esperto

L’incarico di specialista è attribuito al professionista laureato in possesso di master di primo livello; l’incarico di esperto "è attribuito al professionista che ha acquisito competenze avanzate tramite percorsi formativi complementari regionali ed attraverso l’esercizio di attività professionali, anche in virtù di protocolli concordati tra le rappresentanze delle professioni interessate, di quelle mediche e dell’area sanitaria più in generale”.

Le definizioni si commentano da sé. Non c’è alcun passo in avanti: solo la stanca e minimale attuazione di una vecchia legge e di alcuni ancor più vecchi decreti ministeriali.

Da una parte si è rimasti a quanto veniva indicato nel lontano 2006, come se nel frattempo nulla fosse avvenuto; dall’altra si riconosce tout court ogni tipologia di percorso formativo o quant’altro messo in campo, anche su orientamenti scollegati dalla risposta sanitaria ai cittadini e magari di interesse solo per le singole Unità operative.

Nessun richiamo, dunque, alla laurea magistrale ad indirizzo clinico, al Dirigente “professional”, alla tipologia “per area” delle specializzazioni, ad una indicazione seppur iniziale, di una vera progressione di carriera nella clinica.

Nell’Atto si specifica che è compito del Miur - attraverso l’Osservatorio nazionale per le professioni sanitarie - definire quali master specialistici possano rispondere agli effettivi bisogni del Ssn con il rischio che a determinare i fabbisogni sia l’offerta formativa dei singoli atenei più che la reale domanda del sistema.

È facile immaginare che cosa ne deriverà, pur continuando a sperare che si proceda nella direzione auspicata.

In conclusione, nell’Atto c’è una costruzione deludente dell’assetto professionale della parte decisamente maggioritaria dei professionisti sanitari del Ssn.

Mentre nella “Nota di aggiornamento all’atto di indirizzo per la medicina convenzionata, 2014-2016” si indica che la stesura dei Pai e dei Piani di cura personalizzati, sono compiti propri del medico di medicina generale e che i medici di medicina generale avranno a disposizione personale e strumenti, facendo finta di ignorare che non ci sono professionisti di supporto ad altri e che tutti sono di supporto ai pazienti.

C’è delusione, sconcerto e qualche preoccupazione.

Michele Del Gaudio e Luigino Schiavon, per il “Gruppo 27 aprile”

Ritorna al sommario del dossier Pubblico Impiego

Scopri i master in convenzione

Commento (0)