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Ccnl Sanità, Fials: focus su formazione e conciliazione tempi vita-lavoro

di Massimo Canorro

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Il “tempo” è stato al centro dell’incontro del 17 maggio tra l’Aran e i sindacati per il rinnovo del contratto collettivo nazionale di lavoro del comparto sanità. Il segretario nazionale Fials, Giuseppe Carbone: Bene che si parli di conciliare tempi di vita e di impiego. Tavolo negoziale aggiornato al prossimo 24 maggio.

Tempi vita-lavoro, Carbone: lottiamo per il benessere dei lavoratori

Giuseppe Carbone, segretario Nazionale Fials sul rinnovo del Ccnl Sanità: Bene che si parli di conciliare tempi di vita e di lavoro.

Il tempo è relativo, il suo unico valore è dato da ciò che noi facciamo mentre sta passando. Un aforisma, questo, che calza a pennello sul dibattito costruttivo, come lo ha etichettato la Fials, tra i sindacati e l’Aran. L’ultimo, in ordine di tempo.

Conciliare tempi di vita e di lavoro, con il segretario nazionale Giuseppe Carbone che ammonisce: Quella lotta per i diritti che finalmente sta divampando in Italia e che vuole al centro il benessere del lavoratore ridisegnando le vere priorità della vita professionale, non può non essere il perno della nostra contrattazione.

Il primo punto dibattuto è stato dunque l’orario di lavoro: rispetto alla proposta formulata dall’Aran, la Fials ha chiesto – in primis – di far coincidere l’orario convenzionale all’orario programmato, altrimenti chi fa turni di 12 ore, in caso di assenza a vario titolo, va in debito orario.

E ancora, precisa Carbone, bene che sia stato messo nero su bianco l’obbligo di esporre la turnistica il 20 del mese precedente, ma vanno salvaguardati quegli accordi di miglior favore, in cui è prevista una pianificazione dei turni bimestrale, sempre in coerenza con il principio della conciliazione dei tempi.

Quindi il leader della Fials spiega che la proposta della Federazione integra alcuni punti fondamentali nell’interpretazione contrattuale dell’orario di lavoro dei professionisti sanitari da equiparare al contratto della dirigenza.

Nello specifico, la richiesta all’Aran è stata che – nello svolgimento dell’orario lavorativo previsto per i professionisti sanitari – due ore dell’orario settimanale siano destinate ad attività non assistenziali, quali l’aggiornamento professionale, la formazione Ecm, nelle modalità previste, la partecipazione ad attività didattiche, la ricerca finalizzata (solo per fare alcuni esempi).

Ciò anche in considerazione della responsabilità penale e civile degli esercenti le professioni sanitarie in caso non vengano applicate nella pratica quotidiana le ultime linee guida e buone pratiche cliniche. Se abbiamo previsto questo tipo di responsabilità, dobbiamo dare modo a questi lavoratori di avere il tempo di consultare le ultime evidenze scientifiche e aggiornarsi al pari dei medici, chiarisce Carbone.

Ribadendo poi che permane di basilare importanza anche il tema della ricostituzione del rapporto di lavoro. Dettagliando: Non possiamo non considerare il contesto sociale in Italia e come è noto, in sanità, il fenomeno di emigrazione dei lavoratori dal sud al nord e viceversa è molto accentuato. Essendo venuta meno l’aspettativa legata al periodo di prova, il lavoratore che oggi dopo 20 anni di vita al nord torna in mobilità a casa vive un grosso momento di incertezza, non avendo la sicurezza di poter tornare indietro. Inoltre, già è difficile che le aziende ricostituiscano rapporti di lavoro, togliere anche alcuni aspetti economici sarebbe un’ulteriore penalizzazione.

In conclusione, unitario il no – da parte delle sigle sindacali – ad incrementare da sei a dieci il numero delle pronte disponibilità. Non dobbiamo dimenticare – incalza Carbone – che già l’entrata in vigore della legge 66/2003 ha penalizzato i lavoratori che di fatto hanno perso un giorno di riposo. Tra turni, pronte disponibilità ed eventuali straordinari sostanzialmente chiederemmo al lavoratore di essere sempre a disposizione dell’azienda. Proprio – conclude – in barba al suddetto principio di conciliazione dei tempi vita-lavoro.

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