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editoriale

L'infermiere specialista secondo il nuovo Ccnl

di Annalisa Silvestro

Pubblico Impiego

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Infermieri e nuovo contratto di lavoro del comparto. Al di là della delusione per gli scarni aumenti stipendiali e per le numerose norme incidenti su aspetti di quotidianità di vita lavorativa ritenute penalizzanti o perlomeno non al passo con i tempi e comunque incoerenti con quanto avvenuto nei quasi 10 anni di blocco contrattuale, ci sono anche molte riserve e perplessità su quanto definito per ciò che riguarda il riconoscimento delle competenze avanzate e specialistiche e la conseguente progressione di carriera nella clinica.

Competenze avanzate e specialistiche, i dubbi sul loro riconoscimento

infermiere cure palliative

Ad oggi Cure palliative e terapia del dolore è l'unico master con ordinamento didattico definito da Ministero della salute e MIUR

Si apre dunque una fase, un’epoca, una nuova era per l’Italia. Stiamo finalmente entrando nella terza Repubblica. Il Governo del cambiamento porterà ad un mutamento sostanziale di quei modelli e paradigmi sociali, economici, formativi e previdenziali che ci hanno accompagnato, nel bene e nel male, fino ad ora.

Nuova epoca anche per la Sanità? Certamente. La Sanità ha un nuovo ministro e il programma di Governo dice che le Regioni a cui è demandata l’organizzazione e la gestione dei servizi e delle strutture sanitarie potranno chiedere e ottenere maggiore autonomia; che ci saranno assunzioni di medici, di infermieri e di personale sanitario. Che i medici di medicina generale vedranno ridefinito il loro ruolo e che si farà in modo che possano risultare come i principali protagonisti della filiera di cura del malato.

Ma oltre il programma del Governo del cambiamento c’è l’appena firmato contratto di lavoro per il comparto sanità, quello per i cosiddetti “livelli”.

Le Parti sociali dicono che da subito si comincerà a lavorare per la predisposizione del prossimo contratto. Sì, perché quello firmato alcune settimane fa è praticamente un ponte, un passaggio per riprendere la discussione, le riflessioni e quindi le trattative per quello che sarà il contratto dell’immediato prossimo futuro.

La Commissione paritetica prevista all’art. 12 potrà delineare finalmente in che modo, nel prossimo contratto, si metterà mano ai profili, si definiranno spazi e perimetri per i professionisti sanitari con competenze esperte e specialistiche.

Al di là della delusione per gli scarni aumenti stipendiali e per le numerose norme incidenti su aspetti di quotidianità di vita lavorativa ritenute penalizzanti o perlomeno non al passo con i tempi e comunque incoerenti con quanto avvenuto nei quasi 10 anni di blocco contrattuale, ci sono anche molte riserve e perplessità su quanto definito per ciò che riguarda il riconoscimento delle competenze avanzate e specialistiche e la conseguente progressione di carriera nella clinica.

L’attuale contratto, tra gli incarichi funzionali, prevede l’istituzione dell’incarico professionale che viene definito per valorizzare le competenze di chi mantiene ed evolve il suo impegno nella clinica.

Così come delineato, però, l’incarico professionale suscita diverse perplessità, perché è assai poco definito, realizzabile solo ipoteticamente ed in tempi decisamente vaghi

Bene. Ad oggi risulta che uno solo dei master attivati in questi ultimi anni abbia ordinamenti didattici definiti dal Ministero della salute e dal MIUR. Si tratta del master universitario di primo livello in “Cure palliative e terapia del dolore” definito con Decreto ministeriale 4 aprile 2012 e pubblicato nella Gazzetta Ufficiale del 16 aprile 2012, n. 89 il cui incipit è: Il ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca di concerto con il ministero della salute.

Ad oggi non risulta attivata alcuna interlocuzione del Ministero della salute e del MIUR su questo argomento, mentre è auspicabile che l’Osservatorio nazionale per le professioni sanitarie ricostituito nel 2016 ponga all’ordine del giorno questa tematica e che implementi il numero degli incontri - che ad oggi risulta non essere particolarmente ricco - per trattarla.

Rimane da chiedersi se le Regioni, che dovranno essere sentite nel momento in cui si sarà iniziato o si vorrà iniziare il percorso per giungere all’attribuzione, secondo contratto, dell’incarico di professionista specialista, vorranno esserne parte attiva per rendere finalmente fruibile il percorso di carriera professionale per i professionisti sanitari del comparto che esercitano in ambito clinico-assistenziale.

Revisione del sistema di classificazione del personale

Gli interrogativi si rincorrono anche in considerazione del fatto che nulla ancora si sa sull’attivazione della “Commissione paritetica per la revisione del sistema di classificazione professionale” prevista dall’art.12 del Ccnl che avrebbe dovuto concludere i suoi lavori entro il mese di luglio di quest’anno e formulare proposte organiche alle parti negoziali, fra le altre, su specifici e rilevanti aspetti di questo percorso dopo aver:

  • effettuato un’analisi delle declaratorie, delle specificità professionali e delle competenze avanzate ai fini di una loro valorizzazione;
  • effettuato un’analisi degli strumenti per sostenere lo sviluppo delle competenze professionali e per riconoscere su base selettiva il loro effettivo accrescimento anche in relazione allo sviluppo della qualità dei servizi e dell’efficacia dell’intervento sanitario e socio sanitario.

Un dirigente dell’Aran ad una specifica domanda su quale fosse il suo pensiero rispetto all’attivazione concreta degli incarichi di professionista specialista ha risposto affermando che la Commissione paritetica può essere un’occasione per vedere se il “Sistema” ha davvero bisogno della carriera specialistica, perché inevitabilmente emergerà quello che ha definito come il “criterio di effettività”.

È effettivamente reale che si voglia, o meglio, che le Regioni vogliano andare in quella direzione? È effettivamente reale che si voglia, o meglio, che le Regioni vogliano dare una risposta alle giuste aspettative professionali ed economiche della parte più che prevalente degli infermieri operativi nel nostro Paese?

Le Regioni giocano un ruolo preminente su questa partita e l’attuale Governo ne riconosce e intende implementarne l’autonomia organizzativa in campo sanitario.

In tempi brevi cominceremo ad avere delle risposte.

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Editorialista

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