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Pubblico Impiego

Madia incontra i sindacati, la riforma punto per punto

di Leila Ben Salah

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Superamento del precariato, firma del contratto rimasto fermo da sette anni e riequilibrio delle relazioni sindacali. Sono le tre direttrici su cui si muove la riforma Madia.

Riforma Madia, l’incontro con i sindacati

L'incontro tra il ministro Madia e i sindacati

L'incontro tra il ministro Madia e i sindacati

Ieri il ministro Madia ha incontrato le rappresentanze sindacali per presentare le bozze del testo che costituirà il testo unico del pubblico impiego. Presente il segretario nazionale del Nursind Andrea Bottega, in rappresentanza della confederazione Cgs.

La riforma presentata, dunque, si muove su tre direttrici: il superamento del precariato, la firma del contratto e il riequilibrio delle relazioni sindacali. Abbiamo ribadito –commenta a caldo Andrea Bottega -, riservandoci di esprimere un giudizio dopo aver letto bene i testi, che auspichiamo veramente il superamento del precariato di medici e infermieri. Abbiamo detto che per la firma dei contratti non basta il superamento degli impedimenti normativi, ma servono anche adeguate risorse economiche. Abbiamo ribadito che alcune materie devono ritornare al contratto, come nel caso della mobilità. Altresì abbiamo espresso delle perplessità in merito alla mole di modifiche, che riguardano i procedimenti disciplinari che sembrano non rispettare un equilibrio tra accusa e difesa. Infine, ci siamo detti disponibili al giudizio dei cittadini sui servizi erogati a patto che l'organizzazione e le condizioni di lavoro ci consentano di esercitare le nostre professioni in modo adeguato. I tagli lineari ci hanno condotto ai casi di Nola di colleghi costretti ad assistere i malati per terra. A ciascuno le proprie responsabilità. I sindacati si sono riservati di mandare i propri contributi al testo, che domani dovrà essere licenziato dal Consiglio dei ministri. Poi ci saranno 90 giorni per assumere i diversi pareri delle commissioni delle Camere e del Consiglio di Stato. E sulla base di questi pareri il testo tornerò in Consiglio dei ministri per essere emanato entro i tre mesi.

Firma del contratto

Il ministro lo aveva detto fin da subito: Il rinnovo del contratto sarà l''occasione per offrire risposte alle giuste esigenze delle professionalità del settore medico. Ma i sindacati vogliono vedere nero su bianco alcuni punti, primo fra tutti le risorse economiche. Nel contratto c’è anche una parte economica – commenta Bottega dopo l’incontro di ieri – non solo quella normativa. E per poterlo firmare ci devono essere adeguate risorse economiche. Da sette anni non c’è un aumento salariale. Sulla quantificazione però il ministro è stato vago, rimandando alla nuova legge di bilancio. Madia aveva però detto che per il rinnovo dei contratti del pubblico impiego il governo stanzierà nel triennio quasi cinque miliardi. E tradotto in soldoni sono 85 euro medi in busta paga. Ieri non si è parlato né di furbetti del cartellino né di premi ai dirigenti. Così come la norma sulla riduzione degli enti partecipati. Questi temi infatti sono oggetto di delega del governo e hanno fatto il loro iter a parte, con tanto di sentenza della Corte costituzionale che li ha dichiarati illegittimi per la parte riguardante la conferenza Stato Regioni.

Riequilibrio delle relazioni sindacali

Florence Nightingale

Riguardo alle materie delegate al contratto – dice Bottega – si può fare di più, dando maggiore valore alle norme sindacali. Ci sono argomenti da portare dentro la contrattazione, che invece oggi sono delegate alla legge, per esempio la mobilità. La norma sulla mobilità era una norma di carattere contrattuale, che poi nel decreto Madia è stata tolta e delegata al governo. Praticamente ora per accedere alla mobilità ci vuole il nullaosta dell’azienda cedente. Ovviamente il mio datore di lavoro non ha alcun interesse a dare il nullaosta, visto che manca il personale e non saprebbe come sostituirmi. Per cui di fatto la mobilità è bloccata. Il personale infermieristico, che da sud andava a nord, non poteva più rientrare a casa. Non solo: le Regioni dovevano anche fare un bando di mobilità, perché è obbligatorio prima di bandire ogni concorso, che di fatto andava a vuoto, visto che poi il nullaosta non veniva concesso. Insomma un circolo vizioso, con una gran spesa di soldi. Così ho chiesto al ministro di far tornare questa materia nel contratto. Lei si è detta disponibile, ora bisogna vedere come si concretizzerà questa disponibilità.

Ma non è finita qui. Secondo Bottega da una prima visione dei testi, si vedono diverse modifiche sui procedimenti disciplinari. In particolare, per il sindacalista c’è una sproporzione di rapporto tra accusa e difesa, come non fossero due situazioni paritarie, ma anzi il datore di lavoro sembra che abbia una possibilità in più rispetto a prima per poter accusare il dipendente. Come? In particolare – spiega Bottega – se un giudice stabilisce che un procedimento disciplinare è sbagliato e annulla la sanzione, il datore di lavoro può rifare la contestazione. Mi sembra assurdo! Non si può essere accusati due volte per lo stesso reato. Il rischio è di passare la vita a fare procedimenti disciplinari.

Infine nel decreto legislativo 150 è prevista la valutazione dei dipendenti anche da parte dei cittadini, che singolarmente o in forma associata possono esprimere una valutazione sui servizi erogati ai fini della distribuzione dei premi di qualità. Occhio però – mette in guardia Bottega – mi va benissimo la partecipazione dei cittadini, faccio presente tuttavia che la valutazione può essere attendibile nella misura in cui l’organizzazione del lavoro e le condizioni lavorative siano in grado di dare a tutti la possibilità reale di svolgere la propria professione. Un esempio è il Pronto soccorso di Nola, dove il personale è stato costretto a curare per terra i pazienti. Ovvio che in un caso del genere la valutazione non può essere positiva, ma sono condizioni che non dipendono dal lavoratore. Lo stesso discorso vale per le dotazioni organiche che hanno subìto grossi tagli. Se un parente si lamenta che suo padre non è stato alzato per il pranzo e fa una segnalazione all’Urp, la valutazione non potrà essere positiva. Però non si tiene conto del taglio del personale che impediva di fatto di arrivare in tempo sul paziente per poterlo alzare per il pranzo. Insomma – dice Bottega - la qualità dei servizi non è colpa del lavoratore, ma di chi amministra che spesso taglia senza prendere in considerazione le condizioni di sicurezza e di qualità. Ricordiamo che chi ne soffre per primo è il professionista stesso.

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