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Legge di Bilancio

Fnopi: infermieri lasciati indietro dal governo Draghi

di Massimo Canorro

Pubblico Impiego

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Il governo Draghi ha “dimenticato” i professionisti sanitari. È la conclusione alla quale è giunta la Fnopi, dopo la scomparsa dalla Legge di Bilancio 2022 degli emendamenti sull’assegnazione-ponte dell’indennità specifica infermieristica (mai assegnata dallo scorso anno) e sull’incremento del numero dei docenti-infermieri nelle università (dove, ad oggi, opera in media un operatore ogni 1.350 studenti).

Allarme carenza (e formazione) infermieristica: nella manovra 2022

È quanto lamenta la Fnopi, che non gira troppo attorno alla questione:Gli unici due emendamenti che abbiamo sostenuto alla Legge di Bilancio 2022 e che fino in fondo sono stati portati avanti da senatori della maggioranza e dell’opposizione che ringraziamo, per poi sparire però nel nulla – spiega in una nota la Federazione nazionale degli ordini delle professioni infermieristiche – riguardavano l’assegnazione-ponte, in attesa del contratto, di quell’indennità di specificità infermieristica promessa e finanziata nella legge di Bilancio dello scorso anno, ma mai assegnata ai professionisti e la possibilità di aumentare il numero di docenti-infermieri nelle università (oggi ce n’è uno ogni 1.350 studenti contro uno ogni sei di altre discipline) per poter poi incrementare con la giusta qualità il numero di infermieri la cui carenza è ormai un allarme.

Un brutto segnale, secondo la Fnopi, che non è passato – né passerà – inosservato. Ma c’è di più. Perché l’episodio dimostra, in qualche maniera, che un nulla di fatto equivale a una scarsa considerazione. Meno che maiad un’apertura nei confronti di una categoria di professionisti di cui, a quanto pare, i servizi sanitari non possono fare a meno, ma che in questo modo davvero non hanno alcun incentivo per mantenere il livello di impegno avuto finora nonostante le decine di morti e gli oltre 128mila contagiati da inizio pandemia, se non quello della propria responsabilità e della propria volontà di vicinanza con i cittadini che non lasceremo mai soli, prosegue la Fnopi. Che quindi spiega (non con poca apprensione):Né c’è alcun accenno a una soluzione che non ricorra al precariato per il periodo precedente a quando gli infermieri necessari a colmare la carenza potranno essere formati, nonostante le proposte da tempo avanzate dalla Federazione. Tutto ha un limite però.

Un allarme, quello che la Federazione prosegue a lanciare, condiviso dalla Commissione europea nel suo “State oh Health in the Eu”, che nel profilo della Sanità 2021 del nostro paese evidenzia un dato (purtroppo) ben noto:L’Italia impiega meno infermieri rispetto a quasi tutti i paesi dell’Europa occidentale e il loro numero (6,2 per 1 000 abitanti) è inferiore del 25 % alla media Ue. Vista la diminuzione del numero di infermieri laureati dal 2014, le carenze di personale in questo settore sono destinate ad aggravarsi in futuro. Dati allarmanti che erano stati messi in risalto anche dal rapporto annuale “Health at a Glance” dell’Ocse.

Professionisti sanitari dimenticati (o quasi), dunque, nonostante sempre il report della Commissione Ue evidenzi chenel maggio 2020 l’Italia ha introdotto il profilo dell’infermiere di famiglia e comunità una nuova tipologia di infermiere dotato di competenze avanzate, che contribuisse a potenziare il ruolo dell’assistenza domiciliare e a sostenere l’attività delle Usca, le Unità speciali di continuità assistenziale. Incalza la Commissione:Il governo ha stanziato 480 milioni di euro per assumere circa 9.600 infermieri nel corso del 2021. Che però secondo il dato emerso nelle prime bozze della revisione dell’assistenza sul territorio (Dm 71 Modelli e standard per lo sviluppo dell’assistenza nel territorio) nonché nei calcoli dell’Agenas risultano insufficienti: ne occorrono infatti, come minimo, uno ogni 2-3.000 abitanti, ovvero circa 20-30mila in più, ma anche dei 9.600 già previsti, sempre secondo Agenas, non se ne sono trovati oltre 3mila.

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