Nurse24.it

Emergenza-Urgenza

Arresto cardiaco e impatto delle istruzioni pre-arrivo

di Giacomo Sebastiano Canova

Extraospedaliera

    Precedente Successivo

È stato pubblicato sulla rivista Resuscitation un articolo che ha analizzato il registro svedese degli arresti cardiaci occorsi in ambito extra-ospedaliero nel periodo di tempo 2011-2017. In particolare, lo scopo dei ricercatori era quello di valutare l’associazione tra la rianimazione cardiopolmonare assistita dal dispatcher e la sopravvivenza del paziente a 30 giorni rispetto a coloro che non subivano alcuna manovra rianimatoria prima dell’arrivo dei soccorritori.

Importanza istruzioni pre-arrivo nell’arresto cardiaco extra-ospedaliero

Diffondere l’addestramento alla rianimazione cardiopolmonare deve essere considerata una priorità assoluta

La rianimazione cardiopolmonare effettuata prima dell’arrivo dei servizi medici di emergenza è riconosciuta come essere in grado di assicurare un più alto tasso di sopravvivenza nei casi di arresto cardiaco extra-ospedaliero.

Esistono diverse strategie per aumentare l’erogazione della rianimazione cardiopolmonare, quali l’educazione di massa dei cittadini laici ed effettuare una corretta e tempestiva chiamata di emergenza. Tuttavia, questo approccio è costoso e richiede tempo, oltre al fatto che la formazione deve essere ripetuta regolarmente per il mantenimento delle competenze.

Le evidenze scientifiche attualmente disponibili mostrano inoltre come l’utilizzo delle istruzioni pre-arrivo da parte del dispatcher siano in grado di aumentare la compliance e l’effettuazione delle manovre di rianimazione cardiopolmonare da parte di astanti non addestrati e di come queste manovre si associno a tassi di sopravvivenza più elevati.

Alla luce di valutare gli esiti dei pazienti colpiti da arresto cardiaco extra-ospedaliero sono stati analizzati i dati della finestra temporale 2011-2017 provenienti dal registro svedese degli arresti cardiaci. In particolare, i pazienti sono stati classificati in tre gruppi di esposizione:

  1. Pazienti che non ricevevano alcuna manovra di rianimazione prima dell’arrivo del servizio di emergenza
  2. Pazienti che hanno ricevuto manovre di rianimazione cardiopolmonare da parte di astanti istruiti dal dispatcher
  3. Pazienti che hanno ricevuto manovre di rianimazione cardiopolmonare da parte di astanti non istruiti dal dispatcher

L’outcome primario di questo studio era la sopravvivenza a 30 giorni, mentre gli esiti secondari erano rappresentati dalla percentuale di pazienti trovati con un ritmo defibrillabile alla prima analisi del ritmo e dalla proporzione di pazienti con ritorno della circolazione spontanea (ROSC) in qualsiasi momento della rianimazione.

Risultati

Il campione dello studio è rappresentato da un totale di 15.471 pazienti che hanno subito un arresto cardiaco extra-ospedaliero: 6440 (41.6%) non hanno ricevuto alcuna manovra rianimatoria, 4793 (31.0%) hanno ricevuto rianimazione cardiopolmonare guidata dal dispatcher e 4238 (27.4%) hanno ricevuto le manovre rianimatorie da astanti che le hanno eseguite spontaneamente.

In riferimento alla sopravvivenza a 30 giorni, nel gruppo che non ha ricevuto manovre di rianimazione cardiopolmonare è stata del 9,0% (IC 95% 8.0-10.0), nel gruppo le ha ricevute guidate dal dispatcher del 13,6% (IC 95% 12.4-14.8) e nel gruppo in cui è stata erogata spontaneamente dagli astanti del 15,8% (IC 95% 14.6-17.2).

Utilizzando come riferimento i dati derivanti dalla rianimazione cardiopolmonare guidata dal dispatcher, la non erogazione delle manovre è stata associata a un tasso di sopravvivenza inferiore (OR 0,61, IC 95% 0.52-0.72), mentre quelle erogate spontaneamente si sono associate a un tasso di sopravvivenza più elevato (OR 1.21, IC 95% 1.04-1.39).

In merito alle percentuali di pazienti che presentavano ritmi defibrillabili alla prima valutazione, queste erano del 19.6% nel gruppo non sottoposto a manovre rianimatorie, del 33.5% nel gruppo nelle quali le stesse erano guidate dal dispatcher e del 36% nel gruppo in cui esse venivano erogate spontaneamente (p < 0,001).

Inoltre, le percentuali corrispondenti per ROSC erano 37,4%, 43,1% e 45,3% nei gruppi assenza di manovre, manovre guidate dal dispatcher e manovre erogate spontaneamente (p <0,001). Infine, la sopravvivenza a 30 giorni è stata del 7,1% nel gruppo non sottoposto a rianimazione, del 13,0% nel gruppo nella quale questa è stata guidata dal dispatcher e del 18,3% nel gruppo in cui il paziente è stato rianimato spontaneamente dagli astanti (p < 0,001).

Ritorna al sommario del dossier Emergenza Urgenza

Commento (0)