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Infermieri del 118 chiedono l’indennità fissa

di Redazione Roma

Extraospedaliera

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Per compensare le maggiori responsabilità con il taglio dei medici, come prevede il Piano per il miglioramento del sistema di emergenza/urgenza della sanità territoriale, il personale infermieristico chiede un’indennità fissa. Se non verrà data disponibilità al confronto, in questo senso, a breve saranno scoperti molti punti di emergenza.

Toscana: taglio ai medici, infermieri 118 chiedono indennità aggiuntiva

Maggiori responsabilità con il taglio dei medici, in Toscana gli infermieri del 118 chiedono più soldi

Maggior impegno profuso e aumentata responsabilità richiesti nella riforma del sistema del 118. Ragione per cui in Toscana gli infermieri chiedono un’indennità fissa.

Ed è proprio per questo che, in attesa di ricevere un feedback positivo sulla disponibilità a trattare da parte dell’azienda sanitaria che ha inoltrato la richiesta alla Regione, non tutti hanno manifestato la propria disponibilità a svolgere attività aggiuntiva (tipo super-straordinario) a partire da mercoledì 1 giugno.

Se in queste ore non giungerà la tanto agognata apertura, parecchi punti di emergenza territoriale rischiano, tra due giorni, di rimanere scoperti. Con tutte le conseguenze del caso.

Sono trascorsi circa due mesi dalle celebrazioni, in tutta Italia, per il trentennale del Servizio Sanitario di Emergenza Territoriale (era il 27 marzo 1992 quando nel nostro Paese, con Decreto del Presidente della Repubblica, veniva istituito il sistema di emergenza territoriale 118).

Eppure, ancora oggi, le criticità non mancano. Di più. È in sofferenza il sistema 118 in attesa della riforma regionale le cui linee guida sono state fissate all’interno del Piano per il miglioramento del sistema di emergenza/urgenza – un documento di 13 pagine nel quale viene tratteggiata la riorganizzazione sanitaria territoriale che si appresta a passare in giunta regionale – con la formazione dell’intero personale, un imponente uso di nuove tecnologie come la telemedicina, la dotazione di defibrillatori fondamentali per la sopravvivenza in caso di arresto cardiocircolatorio.

E ancora, la riorganizzazione prevede, in toto, un incremento dei mezzi di soccorso per assicurare l’intervento tempestivo in tutta la Toscana (entro 8 minuti nelle località che contano oltre mille abitanti – adesso il 76% rientra nei tempi – ed entro 20 minuti nelle zone rurali), riservando le équipe con infermiere e medico a bordo a casi distinti.

In stato di pre agitazione il personale infermieristico che attraverso la riforma assumerà un ruolo ancora più centrale nelle operazioni di soccorso, in quanto il nuovo modello prevede nell’area della centrale unica di Firenze-Prato l taglio di 7-8 ambulanze con medico a bordo (in servizio ne rimarranno 3) con il contestuale incremento dello stesso numero di mezzi infermieristici (22-23 in servizio), l’aumento di 4 automediche (con medico e infermiere a bordo ce ne saranno 10) e 57 mezzi in stand by.

Il Piano per il miglioramento del sistema di emergenza/urgenza è un documento atteso almeno da decennio, a cui si è approdati dopo una lunga fase dialettica non esente da forti tensioni, in merito al quale – con ogni probabilità da metà giugno – prenderà il via la trattativa proprio con i sindacati.

Il sistema proposto nel documento della Regione si può sviluppare secondo due modelli di efficienza differenti: quello preferito dall’assessore al diritto alla Salute, Simone Bezzini, che punta sul modello dell’Emilia Romagna per sviluppare un maggiore collegamento tra ospedale e territorio (con il personale medico che partirebbe in gran parte dai Pronto soccorso) e quello preferito dal direttore generale dell’assessorato alla Salute, Federico Gelli, che ricalca il modello della Lombardia, con un’agenzia distaccata che gestisce l’intero sistema, e che potrebbe essere affidata alla guida dell’attuale direttore del Numero unico emergenze 112 di Regione Toscana, Alessio Lubrani.

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