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Emergenza-Urgenza

Formaldeide, cosa si rischia con l'esposizione a formalina

di Giacomo Sebastiano Canova

Emergenza Extraospedaliera

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La formaldeide è una molecola comunemente utilizzata in ambito sanitario, commercialmente nota anche col nome di formalina. Le sue caratteristiche tossiche impongono una particolare attenzione durante la sua manipolazione e, in caso di contatto, vanno seguiti precisi accorgimenti a seconda che si tratti di contatto cutaneo, inalazione accidentale, ingestione fortuita o spruzzo accidentale sugli occhi.

La formaldeide, oltre che in questi processi sanitario-industriali, è presente in natura in diversi alimenti. In questo caso, la sua concentrazione è esposta nella seguente tabella.

Alimento Concentrazione (mg/kg)
Mela 6.3-22.3
Albicocca 9.5
Banana 16.3
Vegetali a bulbo (es. cipolla) 11.0
Cavolo 5.3
Carota 6.7-10
Cetriolo 2.3-3.7
Uva 22.4
Pera 38.7-60
Patata 19.5
Spinaci 3.3-7.3
Anguria 9.2
Ravanello bianco 3.7-4.4
Shiitake essiccato 100-406
Shiitake crudo 6-54.4

Esposizione alla formaldeide e tossicogenetica

L’esposizione alla formaldeide avviene soprattutto per via respiratoria. In riferimento alla quota ingerita con la dieta, essa è assorbita in modo del tutto trascurabile, così come trascurabile è anche l’assorbimento percutaneo.

A livello delle prime vie respiratorie la formaldeide inalata, data la sua elevata solubilità, si deposita e reagisce con i gruppi aminici primari e secondari, tioli, idrossili e amidi. Come sostanza elettrofila può formare legami covalenti irreversibili con alcune macromolecole.

L’emivita plasmatica è relativamente breve (1-1,5 minuti), in quanto la maggior parte della quota introdotta viene convertita a CO2 ed eliminata a livello polmonare; solamente una quota minore è metabolizzata a formiato ed altri metaboliti attraverso diverse vie metaboliche, venendo dunque eliminata con le urine.

Gli effetti tossici derivanti dall’esposizione alla formaldeide dipendo dalla durata e dalla quota di formaldeide alla quale si è stati esposti.

Esposizione di breve durata Esposizione cronica
La formaldeide possiede un’elevata capacità irritante per gli occhi, le mucose respiratorie e per la pelle.
Mentre a concentrazioni inferiori a 0.5 ppm non compare alcun effetto, a livelli di poco superiori (0.5-2 ppm) si situa la soglia olfattiva e compaiono sintomi e segni di irritazione oculare.
Al crescere delle concentrazioni si manifesta irritazione delle vie aeree superiori e, oltre i 5 ppm, delle vie aeree inferiori.
Infine, per concentrazioni superiori a 50 ppm insorgono polmoniti, edema polmonare e morte.
I sintomi più frequenti sono:
- irritazione oculare, cutanea e del cavo orale,tosse, cefalea, sonnolenza
- astenia, riduzione della memoria, irregolarità mestruali
riduzione delle prove di funzionalità respiratoria ed alterazioni epatiche.
Numerosi studi sperimentali hanno inoltre dimostrato proprietà mutagene e cancerogene della sostanza:
nel personale che si espone cronicamente a formaldeide aumenta dunque il rischio di contrarre tumori

Esposizione a formaldeide, prevenire il rischio

L’attuale legislazione prevede l’adozione di diverse misure di sicurezza volte ad evitare l’esposizione dell’operatore alla formalina.

Questi provvedimenti sono riassunti nei punti seguenti:

  • L’utilizzo della formalina come usuale sistema di conservazione per il trasferimento del materiale biologico dalle sale operatorie ai Servizi di Anatomia Patologica deve essere, allo stato, estremamente limitato e comunque definitivamente evitato entro un periodo di tempo non superiore ai tre anni (pag. 26, Linee Guida Ministro della Salute del maggio 2015)
  • L’uso per la fissazione/trasporto di piccole biopsie dovrebbe essere permesso solo mediante:
  1. Contenitori pre-caricati dotati di sopranatante oleoso e/o isoparaffine che non permettano il passaggio di vapori di formalina e con tappi a tenuta stagna
  2. Contenitori “a vuoto” con rilascio della formalina alla chiusura, garantendo massima protezione per l’operatore
  • L’invio del materiale biologico immediatamente dopo l’asportazione chirurgica deve essere organizzato al fine di ridurre al minimo i tempi di ischemia. Tale invio deve avvenire mediante l’utilizzo di sacchetti sigillati sotto-vuoto o contenitori in plastica rigida sigillati sotto-vuoto o in atmosfera modificata, tramite apposite apparecchiature da posizionare nei blocchi operatori e nelle U.O. di Anatomia Patologica. Per compiere ciò, occorre un trasporto a bassa temperatura controllata per il trasferimento dei campioni dalle sale operatorie alle U.O. di Anatomia Patologica monitorando il tempo (“formalin-free hospital”). Per gli stessi motivi, anche il tempo di stazionamento del materiale biologico in formalina deve essere monitorato. Solamente nei casi in cui il trasporto nelle U.O. di Anatomia Patologica richieda più giorni e non avvenga a bassa temperatura è possibile utilizzare strumenti che consentano una dosatura preimpostata di formalina con o senza aggiunta di gas o in atmosfera modificata e sigillatura del contenitore.
  • Utilizzare, ove tecnicamente possibile:
  1. Sistemi di posta pneumatica (con utilizzo di bossoli di 16 x 30 cm in grado di contenere campioni di grandi dimensioni quali stomaco, mammella, polmone, colon ecc.)
  2. Collegamento diretto con le sale operatorie attraverso impianti elevatori
  3. Nei nuovi progetti di edilizia sanitaria dovrebbe essere incentivata la collocazione delle U.O. di Anatomia Patologica in prossimità del blocco operatorio e degli ambulatori chirurgici.

Diminuire il rischio di esposizione a formaldeide: misure organizzative

Il materiale biologico appena giunto presso la Struttura di Anatomia Patologica deve essere descritto e campionato a fresco in un’apposita postazione con cappa biohazard, la quale è volta a tutelare il pezzo, l’operatore e l’ambiente circostante.

Solamente dopo questa fase il campione può essere inserito in appositi contenitori sottovuoto contenenti una quantità minima di formalina, i quali vengono confezionati con strumenti automatici dotati di tutte le sicurezze ambientali necessarie (es. aspirazione con filtri). In questo modo, l’immissione del materiale biologico nei sacchetti può avvenire in un tempo unico al termine della seduta di campionamento e per il tempo strettamente necessario, utilizzando eventualmente anche altri dispositivi di protezione individuale (quali maschere ed occhiali a norma).

La processazione dei campioni fissati in formalina sotto cappa chimica e/o su tavoli aspiranti dedicati adeguatamente funzionanti non prevede di norma che l’operatore indossi dispositivi di protezione individuale.

Le norme prevedono inoltre ulteriori misure organizzative per la protezione dal rischio di esposizione:

  • Nel caso in cui i locali dove si gestisce la formalina non siano dotati di adeguati ricambi d’aria, è raccomandato che gli stessi vengano dotati di depuratori d’aria con filtri specifici per la formaldeide. I produttori hanno quindi la responsabilità di indicare la tipologia di filtro sulla base delle indicazioni ricevute dall'utilizzatore
  • È obbligatorio formare tutti i lavoratori esposti a concentrazioni pari o superiore a 0,1 ppm di formaldeide al momento dell’assegnazione delle mansioni lavorative e ogni volta che l’esposizione a formaldeide venga introdotta nella zona di lavoro. Tale formazione va ripetuta con cadenza annuale
  • È consigliata l’effettuazione di una rilevazione periodica dei vapori di formalina, specialmente nei punti in cui si svolgono attività critiche (es. campionamento pezzi istologici e/o biopsie, presenza di processatori). I risultati devono poi essere conservati nella documentazione del reparto.

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