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Crollo ponte Morandi, un anno dopo: i racconti dal 112

di Redazione

Extraospedaliera

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Realizzare che un ponte di quelle dimensioni era crollato è stata la prima difficoltà da affrontare; il 14 agosto 2018 gli operatori del 112 di Genova hanno avuto solo pochi secondi per farlo. Oggi, ad un anno dalla tragedia costata la vita a 43 persone, Arcangela Farina - coordinatore infermieristico dell'emergenza territoriale 112 e 118 di Genova – racconta quegli istanti vissuti dagli operatori che hanno ricevuto le telefonate sgomente di chi chiedeva aiuto per il crollo del ponte Morandi. Quella mattina, poco prima del crollo - confida – io ero lì, su quel ponte.

Centrale 112 Genova, i racconti ad un anno dal crollo di ponte Morandi

Il ponte Morandi era lungo oltre un chilometro, con tre piloni di cemento armato a sostenerlo: il 14 agosto del 2018 impalcato, piloni e i tiranti nel giro di pochi secondi sono crollati, trascinando con sé auto e camion.

Uno scenario apocalittico, difficile anche solo da immaginare. È questo che si sono trovati a gestire gli operatori della centrale unica di risposta 112 di Genova prima, tutti gli uomini dei soccorsi, poi.

Settantadue chiamate, tutte per il crollo del ponte Morandi. Non sono state poi tante - racconta il coordinatore infermieristico dell'emergenza territoriale 112 e 118 di Genova Arcangela Farina - ma durante la giornata, come spesso succede quando ci sono dei grandi eventi, sembra quasi che la città si addormenti per quanto riguarda il resto delle emergenze.

Sotto una pioggia battente gli uomini dei soccorsi hanno lavorato senza sosta per liberare le persone intrappolate sotto le macerie. Vigili del fuoco, operatori del 118, polizia e carabinieri hanno iniziato a scavare con le mani per recuperare le vittime e i feriti del crollo. Tragico il bilancio: 43 vittime (tra loro anche un'infermiera, Marta Danisi), oltre 500 gli sfollati.

Il lavoro veramente enorme è stato quello del 118, dei vigili del fuoco e di tutti gli altri enti che hanno dovuto mettere in campo tutte le risorse possibili e immaginabili per gestire quel tipo di emergenza

L'organizzazione della macchina dei soccorsi nella maxiemergenza è stata attivata tempestivamente; immediato l’appello dell’Ordine degli infermieri di Genova, che ha chiesto ai colleghi non in servizio di recarsi nei propri ospedali per incrementare il personale. Immediata la solidarietà delle regioni limitrofe, che hanno inviato uomini e mezzi per supportare i soccorritori.

Dopo l’impatto iniziale delle prime 24 ore – continua Farina – per noi è cambiato il lavoro, perché quella parte della città è rimasta un po’ isolata. Abbiamo aggiunto un’automedica per quella zona, che è tuttora in servizio e abbiamo messo delle ambulanze fisse in punti strategici. Insomma abbiamo dovuto potenziare il servizio con le criticità della viabilità.

Alle ore 9:37 del 28 giugno 2019 una tonnellata di esplosivo ha fatto collassare ciò che era rimasto del ponte; non è ancora chiaro se il crollo fosse prevedibile o meno, ma intanto Genova è spaccata a metà tra l'entusiasmo per una città che tenta di ripartire e la tristezza del ricordo della strage che è costata la vita a 43 persone.

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