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Emergenza-Urgenza

Chiamata al 118 con problemi poco chiari: diagnosi e mortalità

di Giacomo Sebastiano Canova

Extraospedaliera

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I pazienti che richiedono un’ambulanza di emergenza e valutati in sede di dispatch come presentanti un “problema poco chiaro” rappresentano una parte considerevole di tutte le chiamate di emergenza. Precedenti studi hanno dimostrato che questi pazienti sono a maggior rischio di esiti sfavorevoli. Una visione più approfondita delle diagnosi e dei risultati sottostanti è essenziale per migliorare il trattamento preospedaliero. Per questo motivo alcuni ricercatori hanno pubblicato di recente uno studio volto a indagare quale di queste diagnosi ha contribuito maggiormente al carico totale delle malattie in termini di numero di decessi insieme alla mortalità a 1 e 30 giorni.

Diagnosi e mortalità tra pazienti che chiamano con problemi poco chiari

Lo studio ha rilevato che i pazienti portati in ospedale dopo aver chiamato il numero di emergenza sanitaria con un "problema poco chiaro" sono stati dimessi con una grande varietà di diagnosi.

I pazienti in fase acuta non sempre presentano sintomi specifici come dolore toracico, ma presentano disturbi non specifici come debolezza generalizzata o astenia.

I pazienti con disturbi non specifici sono ben noti nel contesto del Pronto soccorso e sono a maggior rischio di ricevere una diagnosi errata e per esiti non favorevoli, come l’aumento del rischio di ricovero ospedaliero, morbilità e mortalità a 30 giorni.

Gli studi che indagano su disturbi non specifici dimostrano che la maggior parte dei pazienti con disturbi non specifici sono più anziani, i quali rappresentano anche la popolazione in più rapida crescita nelle cure di emergenza.

Tuttavia, il Pronto soccorso non è sempre il primo luogo dove tutti i pazienti accedono, in quanto i pazienti più urgenti chiamano il numero di emergenza per ottenere assistenza dai servizi medici di emergenza. In ambito preospedaliero, l’approccio alla valutazione e al trattamento dei pazienti si basa sul disturbo presentato e/o riferito dal paziente. Pertanto, le patologie poco chiare possono essere difficili da gestire per i servizi di emergenza, soprattutto in quanto la ricerca indica un alto rischio di esiti gravi in questo gruppo.

Quasi tutti i dispatch prevedono un criterio denominato "problema poco chiaro" (oppure “sintomi mal definiti”) da riservare a quei pazienti che chiamano con sintomi che non possono essere classificati come un criterio specifico come dolore toracico o difficoltà respiratorie. Precedenti studi hanno segnalato che il “problema poco chiaro” rappresenta una parte considerevole di tutte le chiamate di emergenza, comprese tra l’11 e il 19%. Recentemente è stato inoltre documentato che il "problema poco chiaro" era il terzo criterio più mortale per i pazienti che richiedevano un’ambulanza, superato solo da "possibile arresto cardiaco" e "difficoltà respiratorie".

Alla luce di ciò, prima di poter sviluppare interventi per migliorare il dispatch e il trattamento di questo gruppo di pazienti, è necessaria una visione più approfondita delle cause sottostanti, come le diagnosi e l’impatto dei dati demografici e della comorbilità. Per questo motivo alcuni ricercatori hanno condotto in Danimarca uno studio osservazionale sulle diagnosi ospedaliere per quei pazienti che hanno richiesto un’ambulanza alla quale è stato assegnato il criterio “problema non chiaro”. In particolare, i ricercatori hanno mirato a indagare quale di queste diagnosi abbia contribuito maggiormente al carico totale delle malattie in termini di numero di decessi insieme alla mortalità a 1 e 30 giorni.

Risultati dello studio

Lo studio in questione ha identificato 95.237 chiamate effettuate al servizio di emergenza dal 1° gennaio 2016 al 31 dicembre 2018. Un totale del 4,3% (n = 4.132) dei pazienti è stato escluso per mancanza del numero di registrazione civile, il 14,9% (n = 14.220) per non essere stati successivamente ospedalizzati, il 73,4% (69.950) a causa dell’assegnazione di altri criteri diversi da "problema non chiaro" e 9 (< 0,1%) pazienti con livello di urgenza diverso da A, B e C.

Nello studio sono stati dunque inclusi un totale di 7.926 (8,3%) pazienti con "problema non chiaro" secondo i criteri del dispatch danese. L’età media era di 61,5 anni e il 46,4% era di sesso femminile. I pazienti coprivano tutte le fasce di età e il numero aumentava con l’età con due picchi distinti tra i pazienti di 20 anni e i pazienti di 70 e 80 anni. Nella figura sottostante è rappresentata la distribuzione per età di tutti i pazienti con "problema poco chiaro", rapportata alle diagnosi secondo il sistema ICD-10 che contribuiscono maggiormente al numero di decessi.

La maggioranza dei pazienti (57,4% [n = 4.558]) dei pazienti non presentava comorbilità, il 29,4% (n = 2.329) presentava 1-2 comorbilità e 1.048 pazienti (13,2%) presentavano 3 o più comorbilità. Le diagnosi includevano tutti i capitoli diagnostici dell’ICD-10, ad eccezione del capitolo 17 "alcune condizioni che hanno origine nel periodo perinatale".

Le più frequenti sono state “diagnosi aspecifiche” (40,4%) “malattie circolatorie” (9,6%) “traumi e avvelenamenti” (9,4%), “malattie respiratorie” (6,9%), “disturbi mentali” (6,2%) e “infezioni” (5,1%), “malattie digestive” (4,6%), “malattie endocrine” (4,5%), “malattie genito-urinarie” (3,8%), “malattie muscoloscheletriche” (3,4%), “malattie neurologiche” (3,3% ), “malattie neurologiche” (3,3%) e “malattie dell’orecchio”, “neoplasie”, “malattie del sangue”, “gravidanza”, “malattie della pelle”, “malattie degli occhi” e “malattie congenite” (< 1%).

Il 2,3% dei pazienti (n = 190) è deceduto lo stesso giorno della chiamata di emergenza o il giorno successivo e il 7,1% (n = 554) è deceduto entro 30 giorni dalla chiamata di soccorso. I capitoli ICD-10 che hanno contribuito maggiormente al carico totale di decessi (n = 554) entro 30 giorni sono stati “malattie circolatorie” (n = 148, 26%) seguite da “diagnosi non specifiche” (n = 88, 18%) “malattie respiratorie” (n = 85, 15,9%), “infezioni” (n = 54, 10%) e “malattie digestive” (n = 39, 7%).

Queste cinque diagnosi hanno rappresentato il 75% di tutti i decessi entro 30 giorni. Le “malattie circolatorie” hanno mostrato la mortalità più alta sia nel numero di tutti i pazienti che nelle percentuali all’interno del capitolo specifico.

I pazienti all’interno del capitolo "Diagnosi non specifiche" dell’ICD-10 avevano l’età media più bassa e le percentuali più basse di comorbilità tra i cinque capitoli principali dell’ICD-10 che hanno contribuito maggiormente al numero di decessi. I capitoli con il maggior numero di comorbilità sono stati “malattie respiratorie” e “infezioni”. Rispetto a questi dati, gli aggiustamenti separati per età, sesso e comorbilità hanno mostrato grandi variazioni nell’influenzare il rischio di mortalità.

Complessivamente l’età elevata ha avuto il maggiore effetto sul rischio di mortalità, seguita rispettivamente dalle comorbilità e dal sesso maschile. L’età è stata anche l’unico fattore che ha dimostrato un effetto significativo sulla mortalità in quanto non vi era alcuna sovrapposizione degli intervalli di confidenza. Il sesso ha mostrato un minimo effetto sulla mortalità con stime simili con intervalli di confidenza sovrapposti.

Aggiustato per tutti e tre i fattori confondenti, la maggiore riduzione della mortalità è stata nelle "malattie circolatorie" per la mortalità a 30 giorni, che è diminuita dal 19,4% (IC 95% 16,8–22,1) a 10,2% (IC 95% 0,6–1,9) e la minore la riduzione era nelle "diagnosi non specifiche" per la mortalità a 30 giorni diminuita dal 3,1% (IC 95% 2,6-3,8) allo 0,1% (IC 95% 0,2-0,5).

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